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L’Italia prigioniera della Germania (?) dell’Europa..

28 gennaio 2012

L’ottimismo è il profumo della vita. Era l’atteggiamento di Berlusconi e mi pare pure quello di Monti, tutto sommato. Nonostante nel mondo si faccia a gara per sopravvivere, l’austerità del professore quasi impone un regime rispettoso nei confronti dell’Italia (viste le mazzate messe in campo e gli enormi sacrifici che i consueti noti hanno affrontato, e stanno affrontando). Se non fosse per i soliti tedeschi, che, a quanto pare, vogliono proprio ridicolizzarci. Metterci in imbarazzo a tutti i costi.

Ci mancava solo il giornalista del Der Spiegel, il più importante settimanale teutonico, che nelle ultime ore ci ha sbeffeggiati con un articolo denigratorio nei nostri confronti perché “siamo un popolo di codardi”. Il riferimento – manco a dirlo – è alla tragedia della Concordia: “Con noi certe cose non accadono perché a differenza degli italiani siamo una razza”.

Il diavolo, come si dice, si è vestito a Pulcinella, ed è passato a salutarci proprio alla vigilia della Giornata della memoria, e non facciamo fatica a farci scappare una battutaccia, mutuata a chi proprio già non aveva in simpatia le insistenze della Merkel: “A noi Schettino, a voi Auschwitz”. [cit]

Noi italiani saremmo un peso per l’Europa, un ostacolo allo sviluppo della moneta unica.

Al di là del cattivo gusto (a quanto pare il giornalista del settimanale sarebbe dello stesso paese di Schettino) ieri si commemorava la liberazione degli ebrei dalla follia hitleriana. Quel cimitero di numeri che il Nazismo ha sepolto anche nelle coscienze dei tedeschi moderni, rappresenta la tomba dell’onestà culturale, la rappresaglia identitaria di una Germania recidiva. Ci riprova a distanza di sessant’anni: è proprio vero che il lupo perde il pelo ma non il vizio.

L’Italia, pur con i suoi vuoti impressionanti e le sue puerilità imbarazzanti, sta tentando di sopravvivere ben sapendo di coltivare serpi in seno: per ogni cittadino onesto corrisponde un’elevata percentuale di scorrettezza e di evasione dalle regole, tanto da aver fatto pesare sui soliti noti tutte le misure restrittive.

E dopo il “Salva Italia” e il “Cresci Italia”, ieri il Consiglio dei ministri ha lavorato intensamente sul “Libera Italia”, un nuovo sigillo sul camminamento per la salvezza.

Il decreto punta alla sburocratizzazione e alla semplificazione: l’obiettivo quello di sfoltire le agevolazioni e giungere a una dichiarazione dei redditi “in due pagine”. Cancellare 430mila norme ‘inutili’ e portare il Fisco vicino ai cittadini.

Una sintesi estrema delle misure: forni aperti tutta la settimana e sgravi più facili per gli agricoltori: con semplificazioni anche per l’organizzazione di sagre, eventi gastronomici e religiosi; carta sociale, stanziati 50milioni per le città con 250mila abitanti: si torna dunque alla carta acquisti per le fasce sociali più deboli; circoli privati e locali da ballo: si apre senza chiedere permesso; stop ai tir solo nei giorni festivi e formazione per i padroncini; check sul patrimonio culturale: se non vale pronta la vendita; arrivano gli uffici del turista e per le spiagge bandi regionali.

Rinviata la questione del valore legale della laurea (manco a dirlo).

Giornata della memoria. Da Rodi a Rodi..

26 gennaio 2012

Nel desolato piazzale di Birkenau-Auschwitz 2, coperto di neve e circondato dal filo spinato gli studenti ammutoliti ascoltano il racconto di Sami Modiano, l’ebreo strappato a 13 anni dalla sua casa nella colonia italiana di Rodi per essere portato insieme ad altri 2.500 ebrei a morire nella fabbrica dello sterminio.

Alle sue spalle un vagone identico a quello che nell’estate del 1944 lo portò nel lager insieme a suo padre e a sua sorella Lucia e a tutti gli altri ebrei di Rodi che dovevano essere sterminati, come quelli che a migliaia arrivavano dall’Italia, dalla Polonia, dalla Francia e da tutta l’Europa nel quadro della soluzione finale.

E l’uomo racconta del caldo sofferto, ammassati fino a 90 persone in un vagone sigillato, sotto il sole di agosto senza acqua e senza cibo. Racconta di come ci volle un mese per arrivare da Rodi, proprio in quel piazzale desolato a pochi chilometri da Cracovia in Polonia e di come venne buttato giù dal vagone dai nazisti, le loro urla, i colpi, il terrore. Poi parla del freddo sofferto durante l’inverno perchè addosso hai soltanto un pigiama a righe a ai piedi un paio di zoccoli di legno. Ricorda soprattutto il dolore per la perdita della sorella Lucia e la sua voce si spezza e i ragazzi, ammutoliti, ascoltano.

Il 27 gennaio si celebra il Giorno della Memoria, fissato in questa data perchè il 27 gennaio del 1945 i soldati dell’Armata Rossa entrarono nel lager di Auschwitz, svelando l’orrore della fabbrica della morte. Un orrore che non può e non deve essere dimenticato. Proprio per non dimenticare Sami Modiano e altri sopravvissuti come Tatiana Bucci, internata nel lager ad appena 6 anni e miracolosamente scampata alla morte insieme alla sorellina, accettano di tornare nel luogo dove più hanno sofferto affinchè la loro testimonianza, la loro voce, venga raccolta direttamente dalle nuove generazioni che potranno così a loro volta diventare testimoni di quanto è accaduto.

Il viaggio ad Auschwitz e Birkenau e l’incontro con i sopravvissuti è sicuramente il momento più emozionante per gli studenti che hanno preso parte al concorso “I giovani ricordano la Shoah”, giunto già alla sua decima edizione. Il concorso è rivolto alle classi superiori ed i vincitori saranno premiati dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al Quirinale il 27 gennaio. Il viaggio ad Auschwitz (due giorni, il 17 ed il 18 gennaio scorso, per visitare il ghetto di Cracovia, Auschwitz e Birkenau) è stato voluto dal ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo e dall’Ucei, l’Unione delle Comunità ebraiche. Insieme al ministro ed ai 130 studenti provienienti da istituti di tutta Italia anche nove rappresentanti dell’Ucei con il presidente Renzo Gattegna e il direttore del Museo della Shoah, Marcello Pezzetti. Ma il ministro Profumo ha voluto fare di più, firmando un protocollo d’intesa con l’Ucei. Non un “pezzo di carta” assicura il ministro ma un accordo operativo che prevede tra l’altro seminari di preparazione per i docenti sul tema della Shoah, mostre itineranti e viaggi studio nei luoghi della memoria in modo che tutti i ragazzi possano divenire testimoni di una storia che non deve mai più ripetersi.

[da Il Giornale di oggi]

Sarkozy trema, e pure la sua maggioranza. Si prepara il ritito (?)

26 gennaio 2012

 

SARKO’ NEL SARKOFAGO – DOPO IL DECLASSAMENTO, IN ATTESA DELLA PROSSIMA BATOSTA IN ARRIVO ALLE BANCHE FRANCESI DAL DEFAULT GRECO, IL NANOLEONE DELL’ELISEO SMETTE DI ABBAIARE E ABBASSA LO ORECCHIE: “SE PERDO LASCIO TUTTO, MEGLIO TORNARE A FAR SOLDI COME AVVOCATO” – D’ALTRONDE I SONDAGGI SONO CATASTROFICI: SI VOTASSE OGGI SAREBBE FUORI DAL BALLOTTAGGIO DOVE A GIOCARSELA CONTRO HOLLANDE CI SAREBBE LA ‘DESTRA’ MARINE LE PEN…


NICOLAS SARKOZY
NICOLAS SARKOZY

Mancano 80 giorni alle presidenziali, e per il presidente Nicolas Sarkozy sembra già arrivato il momento di giocarsi il tutto per tutto. In viaggio in Guyana, a 7.000 chilometri da Parigi, sabato scorso ha confidato ai giornalisti del seguito – tenuti teoricamente al segreto – che «se perdo, non mi vedrete più».

CARLA BRUNI E NICOLAS SARKOZYCARLA BRUNI E NICOLAS SARKOZY

«È la prima volta nella mia vita che mi trovo a prendere in considerazione la fine della carriera – ha aggiunto sorridendo -. Oggi è un tema che si pone». Panico a Parigi tra gli uomini della sua maggioranza, ma per arginare il clima da smobilitazione Sarkozy ieri ha subito preso una decisione di segno opposto: domenica parlerà ai francesi, un’intervista televisiva in diretta contemporanea sulle due reti principali Tf1 e France 2 e sui due canali all news BfmTv e iTélé per tornare all’attacco annunciando misure straordinarie come l’«Iva sociale», o la vendita di terreni demaniali per rilanciare la costruzione di alloggi, o soprattutto una possibile fine delle 35 ore, il suo nemico preferito da anni.

Nicolas Sarkozy e Carla BruniNICOLAS SARKOZY E CARLA BRUNI

Si prepara alla sconfitta o rilancia? Forse entrambe le cose. Per il presidente il momento politico è molto delicato, la perdita della tripla A è stata un pesante colpo al morale suo e all’immagine del Paese e girano indiscrezioni su sondaggi commissionati dall’Eliseo, che confermerebbero lo scenario drammatico e a lungo temuto di un Sarkozy bocciato al primo turno, superato da Marine Le Pen.

Nicolas Sarkozy Carla BruniNICOLAS SARKOZY CARLA BRUNI

Infine, il fine settimana passato è stato dominato dal grande meeting parigino di François Hollande, apparso più convincente del previsto. Pur sempre in territorio francese, ma lontano dal cuore dell’azione, Sarkozy si è allora abbandonato a considerazioni crepuscolari. «L’ago, bisogna saperlo estrarre per gradi», ha detto ai giornalisti, mimando il gesto di chi dal braccio destro si toglie la siringa, un tempo piena di quella droga pesante che per lui è la politica.

Già la metafora scelta, quantomeno inusuale per un presidente della Repubblica, indica il clima poco protocollare che da anni Sarkozy ama ogni tanto creare attorno a sé. In quei casi, vige la regola dell’«off»: io sono il presidente della Repubblica, dico tutto in libertà a voi giornalisti, e voi non scrivete una riga. Un accordo (quasi) sempre rispettato, nonostante gli evidenti problemi di correttezza nei confronti dei lettori. Stavolta i media coinvolti erano troppi, e la notizia troppo importante, perché l’embargo venisse rispettato.

ANGELA MERKELANGELA MERKEL

Ne esce un Sarkozy che non vuole «finire come Giscard», colto dalla depressione dopo la sconfitta con Mitterrand nel 1981, e riaccarezza il vecchio progetto di «mettersi a fare un mucchio di soldi»: come conferenziere «alla Bill Clinton», o da avvocato.

SILVIO BERLUSCONISILVIO BERLUSCONI

Il presidente si ostina a non candidarsi ancora ufficialmente preferendo mostrarsi al di sopra della mischia, dedito a salvare la Francia dalla crisi senza preoccuparsi delle meschinità elettorali; ma comincia ad avere paura, dicono alcuni suoi deputati. Domenica proverà a fare saltare il tavolo, e a riconquistare i francesi. Se la prodezza non dovesse riuscire, meglio prepararsi per tempo a una nuova vita lontano dall’Eliseo.

[Stefano Montefiori per il "Corriere della Sera"]

Al via il processo che vede imputato il poliziotto che ha preso Zagaria..

24 gennaio 2012

 

CAMORRISTA A CHI? AL VIA IL PROCESSO A VITTORIO PISANI, L’EX CAPO DELLA SQUADRA MOBILE DI NAPOLI ACCUSATO DI AVER FAVORITO I CLAN – IL SUPERPOLIZIOTTO, PUR ESSENDO STATO TRASFERITO AD ALTRO INCARICO, ERA A CASAPESENNA AD ARRESTARE IL SUPERBOSS DEI CASALESI ZAGARIA. COME HA FATTO? – PER IL DOPO-COSENTINO, ALLA GUIDA DEL PDL CAMPANO, È CORSA A DUE TRA LUIGI COMPAGNA E NITTO PALMA – IL TRIO ANTI-NICK CALDORO-CARFAGNA-DE GIROLAMO, CHE PUNTAVA SU RAFFAELE FITTO, INCASSA UN’ALTRA SBERLA…


ZAGARIA E PISANI
ZAGARIA E PISANI

- Dalle manette strette ai polsi di Michele Zagarìa al banco degli imputati: inizia oggi a Napoli il processo per il presunto riciclaggio di soldi della camorra che vede tra gli imputati Vittorio Pisani, l’ex capo della squadra mobile di Napoli protagonista dell’arresto del boss dei boss dei casalesi lo scorso 7 dicembre a Casapesenna. Il processo si è aperto stamattina davanti alla VII sezione del Tribunale, collegio A: 17 in tutto gli imputati. Vittorio Pisani, presente in aula, deve rispondere dell’accusa rivelazione di segreto, favoreggiamento, falso e abuso d’ufficio.

LUIGI COMPAGNALUIGI COMPAGNA

E’ il boss di Secondigliano Salvatore Lo Russo a tirare in ballo il superpoliziotto, già trasferito al Servizio Centrale Operativo di Roma al momento dell’avvio dell’inchiesta. Secondo l’accusa della Procura di Napoli (pm Sergio Amato e Enrica Parascandolo) Pisani avrebbe rivelato l’esistenza di indagini a carico di alcuni degli altri indagati: per lui è stato deciso il divieto di dimora nella sua città.

Quello che ancora viene considerato “Il capo” della Squadra Mobile ha dalla sua parte moltissimi dei suoi ex sottoposti: le “voci di dentro” della Questura, infatti, raccontano di un legame che non si è mai spezzato con i suoi uomini. Si spiegherebbe così anche la presenza di Pisani al momento della cattura di Zagaria, nonostante di fatto il superpoliziotto fosse stato destinato ad altro incarico.

nitto palmaNITTO PALMA

- Più Compagna che Nitto Palma per il post-Cosentino: entro venerdì il Patonza nominerà il nuovo coordinatore regionale del Pdl in Campania, dopo le dimissioni di Nick ‘o Mericano. In pole position il senatore Luigi Compagna, sul quale c’è l’ok dei cosentiniani ma ci sarebbe anche il via libera del senatore Enzo Nespoli, avversario interno di Nick. E Caldoro?

Avrebbe voluto Raffaele Fitto, l’ex ministro considerato molto vicino sia a lui che a Mara Carfagna, per il quale si è spesa pubblicamente anche Nunzia De Girolamo. La nomina di Fitto, secondo i bene informati, sarebbe stata considerata dalle parti del Terzo Pollo un segnale positivo verso l’Udc.

RAFFAELE FITTORAFFAELE FITTO

L’ultimo dei pensieri di Berlusconi però è quello di fare favori a Casini: ecco dunque che Compagna si avvia a ricevere la nomina al vertice dei Bananas campani. Ultimo outsider realmente ancora in corsa è l’ex Ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma: il suo nome resta in campo in caso di una “nomina esterna” al territorio.

[Fonte: Dagospia]

A(f)fondo. Stato di polizia mondiale innescato

21 gennaio 2012

“Prima le donne e i bambini”. Ciò che al Concordia pare abbiano dimenticato. Almeno secondo le testimonianze. “Prima le donne e i bambini” è il cosiddetto Protocollo Birkenhead. La Birkenhead era una nave britannica e affondò il 26 febbraio 1852 al largo della costa sudafricana: a bordo c’erano 480 soldati dell’esercito inglese e 26 tra donne e bambini.
Quando la nave cominciò a imbarcare acqua, il comandante ordinò ai soldati di farsi da parte e di lasciare le scialuppe di salvataggio alle donne e ai bambini. La maggior parte degli uomini annegò o venne divorata dagli squali, ma tutte le donne e i bambini sopravvissero.

L’episodio divenne in seguito una procedura consolidata, sebbene non sia mai entrata nel codice della navigazione. L’ordine venne lanciato anche durante il naufragio del Titanic, nel 1912, dal capitano Smith. Alcuni ufficiali, però, intesero il comando come un divieto a far comunque salire gli uomini sulle stesse scialuppe di salvataggio in cui erano stipate donne e bambini, sebbene ci fosse spazio a sufficienza: vennero salvati il 74% delle donne a bordo e il 52% dei bambini, ma solo il 20% degli uomini.

Ero alle prese con la stampa del mio settimanale, venerdì scorso, quando nella notte è arrivata la notizia del naufragio della Costa Concordia. Così come erano fresche di stampa le pagine dei giornali nazionali che davano la notizia del declassamento di mezza Europa, compresa la stangata alla Francia.

Di Sarkozy, onestamente, ne avevo preannunciato, da quelle stesse pagine, la caduta libera (ce n’era pure per Angela Merkel), ma mezzi ammutoliti restavamo quasi increduli di fronte alla notizia dello spiaggiamento del gigante di metallo della Costa crociere. Un gigante del mare e dei mercati. Ci siamo posti gli interrogativi che tutto il mondo in quel momento si poneva: “ma che ci faceva così vicino alla costa? Non lo sapevano, a bordo, che il fondale sottocosta è basso?”.

Per un sub questa è la primissima riflessione. Poi, dal giorno dopo e per tutta la settimana santissima abbiamo assistito a scene teatralmente inverosimili, per quanto la realtà superasse la fantasia.

Impossibile che un comandante abbandoni in quella maniera la propria nave; impossibile che la Guardia costiera – con tutte le attrezzature tecnologiche a disposizione – non si fosse accorta del fuori-rotta già prima della collisione. Altre volte, a quanto pare, il comandante aveva disattivato il gps durante manovre ‘azzardate’: Costa crociere non si era accorta mai di nulla? Nessun provvedimento disciplinare, dunque, per uno che reiterava un reato?

Il danno e la beffa. L’Italia viene declassata in credibilità e in solvibilità, il governo Monti aumenta le tasse in maniera inverosimile, aziende multinazionali se ne tornano a casa licenziando migliaia di dipendenti, la cantieristica italiana migliore va al collasso o viene ceduta ai cinesi (vedi il caso Ferretti), e gli italiani si accaniscono contro il capro espiatorio.

È insito nell’umana (s)ragione trovare un colpevole e addossargli la responsabilità, e la vicenda del Concordia, come fu per il Titanic, vede stabilito un ‘protagonista cattivo’. Addosso a quello, dunque, senza ipotesi di remissione alcuna.

Sarà per la crisi economico-finanziaria, sarà per l’anonimato con cui si muovono i grandi speculatori, sarà l’incertezza culturale che deriva proprio dagli argomenti di finanza pubblica e privata, sarà il movimentismo rivoluzionario bellico nel Mediterraneo, una cosa è certa: il mondo vive una profonda instabilità. E si sa, nei momenti di panico, con la vista annebbiata, con la mente offuscata, la tendenza è quella di rifugiarsi nella soluzione più comoda.

Occhio, lo stato di polizia mondiale è appena cominciato.

LA SCENA DEL CRIMINE E LE CONDANNE INGIUSTE

21 gennaio 2012

Colpevolisti e innocentisti. Quando il delitto si consuma nelle coscienze

Roberta Bruzzone (ph. M. Falcone)

Spesso si condanna gratuitamente alla gogna qualcuno come responsabile di atti incresciosi e violenti perché riteniamo abbia l’aspetto del criminale (perché – si dice – ‘l’abito fa il monaco’), molte altre volte è la televisione (o l’informazione in generale) a plasmare la nostra percezione su un presunto colpevole. Molto spesso dunque, accade che il processo si compia nella nostra coscienza secondo quanto abbiamo appreso dai media o secondo quanto abbiamo ‘intuito’.

La storia insegna, in fondo: quanti errori di valutazione hanno commesso gli uomini (e continuano a commettere)? Quanti errori giudiziari si sono consumati nelle aule di tribunale perché – semplicemente – non si è stati in grado di valutare scientificamente la scena di un evento?

E gli italiani, popolo – ormai – di pantofolai giudici in vestaglia, come potrebbero davvero analizzare oggettivamente – da casa – una situazione nella quale non sono coinvolti in prima persona?

In quanti hanno gridato allo scandalo, quando Enzo Tortora fu riconosciuto innocente?

In quanti non hanno potuto gridare per lo scandalo di un giudice morto il giorno dopo l’assoluzione, dopo 20 anni di processo, perché non “i giornali non ne hanno parlato”?

Una manciata di settimane fa la notizia dell’assoluzione in secondo grado di Amanda Knox e Raffaele Sollecito: Meredith Kercher è ancora senza colpevole.

E poi ancora Sarah Scazzi, Melania Rea, Samuele Lorenzi, giusto per citare gli ultimi nomi che saltano subito alla memoria. Tutti omicidi ancora ‘incompiuti’.

Roberta Bruzzone, criminologa, psicologa forense e presidente dell’Aisf (Accademia internazionale di scienze forensi),  spiega, per esempio, i retroscena del crimine compiuto a Erba, nel comasco, nel quale sono rimasti vittime i coniugi Romano, oggi all’ergastolo, e per il quale era consulente della difesa. “Avevamo una serie di elementi – riferisce – che dimostravano come quasi nulla di ciò che hanno raccontato i coniugi Romano quadrasse con i rilievi scientifici”. La criminologa, analista della morfologia delle tracce, specializzatasi negli Stati Uniti,  racconta infatti la storia delle indagini malfatte, di intercettazioni non depositate o depositate in ritardo, di verbali firmati e poi rinnegati. Verbali, a quanto pare, tenuti nel cassetto e trasmessi all’autorità giudiziaria diversi giorni dopo. Durante quel processo è stata confutata l’attendibilità delle prove scientifiche raccolte dal Ris di Parma: nei rilievi che gli stessi Ris hanno prodotto – tra gli altri – sono stati omessi tanti passaggi. Uno di questi, per esempio, l’analisi delle impronte digitali e delle scarpe rinvenute sulla scena del delitto, ma che non risultano appartenere ai coniugi, così come alle vittime e agli operatori (Carabinieri, Pm, Polizia, difesa e via dicendo). Di chi erano quelle impronte?

La confutazione della prova scientifica, che dal 1999 ha cambiato il volto delle indagini, è l’architrave sulla quale si basa l’evoluzione del processo penale: a tutti è concesso il diritto alla prova e l’ipotesi di ricostruzione della scena del delitto. “Tra i profili genetici rinvenuti dai Ris sulla scena del crimine – sottolinea – non sono presenti quelli dei coniugi Romano, che sono stati rinvenuti solo nella loro abitazione”.

Numerose altre incongruenze sono state rilevate: i più curiosi possono approfondire la vicenda nel libro della stessa Roberta Bruzzone, Chi è l’assassino.

Resta intanto che in occasione si vicende di cronaca nera, gli italiani aspettano la ricostruzione pedissequa del delitto in tv, e come storia insegna, si dividono in colpevolisti e innocentisti: è una questione collegata alle nostre categorie antropologiche. Ci fidiamo del metodo induttivo e speriamo di ‘azzeccare’ il colpevole.

Peccato che molti innocenti siano finiti in prigione, tacciati come mostri, e con la vita frantumata: come uno specchio caduto in mille pezzi all’interno dei quali si riflettono tante anime senza ormai identità. Vite violate per sempre.

Anche la Merkel perderà la tripla A

19 gennaio 2012

AAA, CERCASI MERKEL – LA GERMANIA “HA IL 50% DI POSSIBILITÀ DI PERDERE LA TRIPLA ‘A’” E LA CANCELLIERA FINISCE NEL MIRINO DELL’OPPOSIZIONE: “DEVE CONSOLIDARE I CONTI, NON TAGLIARE LE TASSE” – SI RIATTIVA IL FONDO DI SOSTEGNO ALLE BANCHE, PROPRIO MENTRE MOODY’S SCHIANTA COMMERZBANK, CHE AVRÀ BISOGNO PRESTO DI UN’INIEZIONE DI SOLDI PUBBLICI – IL NUOVO FONDO SALVA-STATI, L’ESM, NON POTRÀ ACCEDERE ALLA LIQUIDITÀ DELLA BCE PERCHÉ BERLINO SI È OPPOSTA…

Sono settimane che lo scrivo, e twitter è uno dei canali principali di discussione nei quali ho sostenuto questa tesi. E il bello è che gli italiani non ne vogliono sapere di rendersene conto! L’uomo è un essere tanto strano.. con una soluzione in tasca vanno avanti come muli.


REGINA ANGELA MERKEL
REGINA ANGELA MERKEL

Berlino. Proprio nei giorni in cui il Bundestag discuteva i dettagli della legge che riattiverà in Germania il fondo speciale di sostegno alle banche (SoFFin), l’agenzia di rating Moody’s ha abbattuto la sua scure su Commerzbank, secondo istituto di credito del paese, le cui controllate Commerzbank Europe e Eurohypo sono state declassate rispettivamente da C+ a D- e da D- a E+. Commerz, in cattive acque dall’inizio della crisi, si prepara a una ristrutturazione che potrebbe prevedere una nuova iniezione di liquidità da parte del fondo speciale, detentore dal 2009 del 25 per cento più un’azione del capitale.

ANGELA MERKEL MARIO MONTIANGELA MERKEL MARIO MONTI

Una notizia che non rasserena affatto la Germania, per ora unico paese risparmiato dalla girandola dei declassamenti sovrani. Dopo che Standard & Poor’s ha certificato la precarietà delle condizioni finanziarie del Fondo temporaneo di stabilizzazione (Efsf) e di nove stati dell’Eurozona, il governo federale teme infatti che le difficoltà di rifinanziamento possano estendersi a macchia di leopardo a tutti gli stati dell’Unione monetaria.

VIGNETTA BENNY MERKEL E MONTI ESIBIZIONISTAVIGNETTA BENNY MERKEL E MONTI ESIBIZIONISTA

Ecco perché Berlino, tramite il ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble, ha annunciato di voler rendere meno gravosi i criteri che regolano gli investimenti del patrimonio vincolato delle assicurazioni; in questo modo si tenta indirettamente di allentare la pressione sugli stati in difficoltà e, allo stesso tempo, di ridurre l’influenza delle agenzie di rating sui mercati. Niente più di un pannicello caldo, che non modifica di una virgola i problemi dell’Euroarea e il rischio che anche la Germania ne venga travolta.

ILLUSTRAZIONE DI DARIUSH RADPOUR ANGELA MERKEL E LA BANDIERA TEDESCAILLUSTRAZIONE DI DARIUSH RADPOUR ANGELA MERKEL E LA BANDIERA TEDESCA

Anche se S&P’s ieri mattina si è affrettata a precisare che il rating della Germania non è in pericolo, era stata la stessa agenzia, il 6 dicembre scorso, a ricordare che Berlino è ormai a rischio. “Il problema – ha spiegato all’Handelsblatt il professor Clemens Fuest dell’Università di Oxford – è che gli stati che devono sostenere il salvataggio hanno ormai raggiunto il limite della propria capacità finanziaria”. Anche la tripla A teutonica, quindi, non è destinata a rimanere lì in eterno: “C’è una probabilità del 50 per cento che possa cadere”, chiarisce ancora Fuest, consigliere del ministero delle Finanze di Berlino.

standard & poor'sSTANDARD & POOR’S

“Se gli altri paesi dovessero riprendersi presto, allora c’è una chance che la Germania possa farcela”. Ma come ammoniva ieri nella sua intervista alla Bild Zeitung lo stesso capo di S&P’s per l’Europa, Moritz Krämer, “le misure di risparmio senza sostegno alla crescita sono insufficienti per la risoluzione del problema”. Secondo una nota pubblicata ieri da Moody’s, il 2012 sarà un anno difficile anche per la Germania: “La crescita del pil rallenterà in modo notevole dal 3,1 per cento del 2011 allo 0,5 del 2012″. Stime confermate dal ministro dell’Economia, Philipp Rösler, che per il 2012 prevede un più 0,7.

MOODY'SMOODY’S

E così, mentre Schäuble diffonde ottimismo, ricordando l’esito positivo delle aste in Spagna e Italia della scorsa settimana, il gruppo di ribelli interni alla maggioranza cristiano-liberale torna a farsi sentire. Il deputato libertario Frank Schäffler (Fdp) è convinto che, se nei prossimi mesi le garanzie tedesche per il Fondo di stabilizzazione temporaneo dovessero aumentare, anche il rating tedesco finirebbe per risentirne.

Wolfgang SchaubleWOLFGANG SCHAUBLE

Nemmeno per l’opposizione socialdemocratica i segnali di questi giorni andrebbero ignorati: “Quello di S&P’s è un chiaro monito alla Germania, che deve continuare sulla linea del consolidamento e abbandonare l’idea dei tagli alle tasse”, dice Thomas Oppermann, portavoce dell’Spd al Bundestag. Schäuble è invece dell’avviso che l’incertezza attuale sarà mitigata con l’entrata in vigore del nuovo Fondo salva stati, l’Esm, nel giugno prossimo.

mario draghiMARIO DRAGHI

Per l’Esm manca tuttavia ancora una ratifica del Parlamento tedesco. Senza contare che, comunque, il Fondo non sarà dotato di alcuna licenza bancaria e non potrà accedere alla liquidità dell’Eurotower. Per opposizione soprattutto di Berlino.

[fonte Dagospia]

Stato di polizia mondiale! E non ce ne rendiamo conto..

18 gennaio 2012

Orrore.

IL CAMBIO A PALAZZO CHIGI HA GIOVATO AI PRINCIPALI QUOTIDIANI

18 gennaio 2012

A dicembre Repubblica (+3,4%) accorcia le distanze dal Corriere (+0,1&, + 5,2% contando le copie digitali); continua la risalita del Sole post Riotta (+11%); perde altri pezzi la Gazzetta dello sport (-11%, -5,5% con le copie digitali); superata pure da La stampa (+1%); tracolla la stampa cara al banana: Giornale -4,6% e Libero -6,”%.

Marco A. Capisani per “Italia Oggi”

ROBERTO NAPOLETANOROBERTO NAPOLETANO

Rush di fine anno per Repubblica nella sua eterna gara con il Corriere della Sera come primo quotidiano generalista della Penisola: il quotidiano diretto da Ezio Mauro brinda allo scorso mese di dicembre che ha portato le diffusioni in crescita del 3,4%. Le vendite toccano quota 429,9 mila copie e la distanza col giornale guidato da Ferruccio de Bortoli si accorcia alle 35.141 copie. Il quotidiano di via Solferino, di suo, porta a casa comunque il punto della bandiera per rimanere in terreno positivo (+0,1% a 465 mila copie).

ezio mauro foto mezzelani gmtEZIO MAURO

È sempre vero che il Corsera resta saldo al primo posto, secondo i dati comunicati dagli stessi editori alla Fieg (Federazione italiana editori di giornali), ma adesso Repubblica torna molto più vicina al diretto concorrente dopo che la differenza di copie dallo scorso settembre a dicembre 2011 si era andata ingrossando di mese in mese. A settembre, infatti, era di 22,3 mila copie, poi aumentata a 27,3 mila copie con ottobre fino a toccare l’apice delle 53,8 mila a novembre.

DE BORTOLIDE BORTOLI

Oltre a Repubblica, cresce anche la Stampa di Torino che grazie al suo +1,1% si attesta sulla soglia delle 262,2 mila copie, quanto basta per scalzare la Gazzetta dello Sport dal quarto posto dei principali quotidiani italiani. Premia il quotidiano della famiglia Agnelli, con Mario Calabresi al timone, la maggior attenzione tra l’altro alle cronache locali, non solo del capoluogo piemontese, e lo sviluppo del web (www.lastampa.it). Discorso diverso, invece, per la Gazzetta di Andrea Monti che già lo scorso novembre aveva dovuto scendere dal podio cedendo il terzo posto al Sole 24 Ore.

MARIO CALABRESIMARIO CALABRESI

Lo scorso dicembre il quotidiano sportivo ha perso il 10,8%, pari a circa 30,9 mila copie, fermandosi sulle 254,2 mila. La Rosea si può consolare con le sue 19 mila edizioni digitali, quasi quintuplicate rispetto al dicembre 2010. Contaggiandole la perdita si riduce al -5,5%, così come nel caso del Corriere della Sera con 38 mila copie digitali all’attivo (a dicembre 2010 erano 14 mila) la crescita diventa più robusta (+5,2%).

belpietroBELPIETRO

Seguono un trend di crescita anche il Sole 24 Ore, su dell’11% con 306,2 mila copie, e il Messaggero, al rialzo dell’1,5% per 176,1 mila numeri venduti.

Il notiziario dell’ultimo mese dell’anno non è stato parco di notizie. Soprattutto è entrata a regime l’attività del nuovo governo tecnico di Mario Monti, successore di Silvio Berlusconi. Eppure i nuovi scenari politici non hanno dato nuovo impulso alle vendite del Giornale. Il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti lascia sul terreno il 4,6% e diffonde 159,5 mila copie. Anche il suo diretto concorrente, Libero, non sembra averne beneficiato.

SALLUSTI Senza titoloSALLUSTI

Per la testata guidata da Maurizio Belpietro la variazione è negativa (-6,2%) e il dato finale è pari a 101,8 mila copie. Molto vicino alla soglia psicologica delle 100 mila copie, come era già successo a novembre con 100,9 mila numeri venduti. Avvenire chiude l’anno a +0,7%, con 107,6 mila copie all’attivo.

[fonte Dagospia]

De Magistris, ESPLODE LO SCAZZO TRA IL NARCISINDACO E “REPUBBLICA”

16 gennaio 2012


de magistris con la bandana
DE MAGISTRIS CON LA BANDANA

“Chi pensa che De Magistris sia diverso dagli altri politici, almeno su questo punto può mettersi l’animo in pace: qui è proprio uguale agli altri, reagisce alle notizie con la stessa insofferenza e la stessa arroganza di chi lo ha preceduto e, ne siamo sicuri, di chi lo seguirà”: parole e musica di Repubblica Napoli, che in un corsivo di stamattina liquida così la protesta del sindaco di Napoli rispetto a un articolo sulla sua auto di servizio lasciata (forse) in divieto di sosta.

MAURO EZIOMAURO EZIO

“Un articolo dal carattere ‘gossipparo’, – ha smanettato Giggino su facebook contro Repubblica – degno di un giornale scandalistico e non certo di un quotidiano di informazione che dovrebbe essere al servizio dei cittadini. Fa rabbia e fa male, dunque, essere attaccati in modo così strumentale da risultare quasi grottesco. Evidentemente stiamo rompendo un sistema che va oltre il quadro esclusivamente politico, quello stesso sistema che ‘chi’ aveva il dovere di denunciare e scardinare non ha denunciato ne scardinato”.

MATTEO RENZIMATTEO RENZI

Apriti cielo: sui social network scatta la ribellione antiarancione (ma da quando gossipparo è un insulto?) e De Magistris fino a pochi giorni fa il sindaco più amato dai grandi giornali, finisce sulla graticola. Ma stamattina arriva la bella sorpresa: Giggino ‘a Manetta svetta in testa alla classifica dei sindaci più amati d’Italia, e per gli antiarancioni arriva la doccia ghiacciata.

Lo studio annuale di Ipr Marketing per il Sole 24 Ore, infatti, mette Luigi De Magistris al primo posto nel gradimento dei sindaci: il 70% dei cittadini di Napoli gradisce l’operato della giunta arancione. Al secondo posto il sindaco di Cagliari Massimo Zedda (66%), medaglia di bronzo a pari merito per Vincenzo De Luca (Salerno, Pd), Michele Emiliano (Bari) e Flavio Tosi (Verona). Crolla Matteo Renzi (Firenze), vincitore dello scorso anno, ora fermo al 53% di gradimento. Al 76esimo posto Giuliano Pisapippa (51%).
E adesso? In arrivo un’altra strambata? Ah saperlo…

http://napoli.repubblica.it/cronaca/2012/01/15/news/lauto_del_sindaco_in_sosta_vietata-28145483/

[fonte Dagospia]

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