UNA ‘ROSA TRICOLORE’ (CON O SENZA SPINE?) Berlusconi fa una pernacchia e l’Italia si risveglia

È accaduto di nuovo, Silvio Berlusconi non riesce proprio a star lontano dalla politica italiana e i media nazionali di nuovo ci cascano. Pare brutto dire che quell’uomo ha la capacità di attrarre l’attenzione oltre il crimine più nefando?

“Il network politico elettorale ramificato sul territorio nazionale partecipa alla costruzione delle condizioni necessarie affinché Silvio Berlusconi e la grande area dei moderati italiana possa vincere le prossime elezioni politiche del 2013 o del 2012 se anticipate”.

Queste righe aprono il documento che svelerebbe il ‘piano segreto’ dell’ex premier in cui il listone civico “La rosa tricolore” appoggerebbe il candidato al Consiglio Matteo Renzi e porterebbe dritto al Quirinale proprio Berlusconi. Questo in soldoni.

Il documento, di una decina di pagine, svilupperebbe tempi e modalità per sbarazzarsi di tutti i vecchi dirigenti di partito (salverebbe solo Denis Verdini), rinunciare a qualsiasi forma di finanziamento pubblico (prevista la ‘Fondazione Silvio Berlusconi per l’Italia’ che con il 5 per mille potrebbe autofinanziarsi), utilizzare le nuove forme di comunicazione del web e avviare gruppi locali di aggregazione tematica (si chiamerebbero ‘Forza donne’, ‘Forza giovani’, ‘Forza pensionati’..).

Insomma, quello che doveva essere il piano segreto si rivela un sondaggio internazionale e persino le borse paiono avere momenti di respiro, lo spread cala e Angela Merkel è assediata dai ‘partner’ non solo europei. Se torna Silvio finiscono di fare i fatti propri. Lui e Putin sapevano che lasciare il campo ai rampolli della finanza (leggi i grandi poteri bancari) avrebbe significato frantumare i gioielli di famiglia (con noi ce la stanno mettendo tutta, con la Russia torna difficile, visto che mister Putin da tempo si nega ai summit e manda a dire che non ha intenzione di ‘piegarsi’ alla strategia della tensione internazionale).

In Europa ci si illude che il voto greco abbia fatto incassare l’autorizzazione a continuare il massacro, ma Monti (annusando guai) si schiarisce la voce annunciando che l’Italia non ha bisogno di aiuti (a dire il vero non ne abbiamo mai avuto, il nostro sistema bancario è antico e solidissimo).

Lo scenario visto dal mappamondo si presenta intrecciato: politica ed economia passeggiano di pari passo. La politica abbisogna dell’economia, altrimenti che promesse di lavoro e sviluppo potrebbe azzardare? L’economia fugge dai paesi più bigotti (o restrittivi) verso lidi più promettenti e chiede alla politica di legiferare considerando i rischi di impresa. È il cane che si morde la coda.

Ma il popolo non ci pensa.

Guarda il gossip politico e trascura che i suoi interessi (quelli della tasca) devono essere gestiti da persone lungimiranti, non da posticci.

Berlusconi sveglia il torpore di questi giorni senza nemmeno essere il protagonista diretto di una vicenda. Accade con le intercettazioni ‘di lusso’ al presidente della Repubblica nientemeno, sull’inchiesta mafia-stato: “Occorre regolamentare queste attività”, non ci sto a farmi gettare fango, come a dire.

Chi di intercettazioni ferisce, di tanto perisce. È la legge del contrappasso.

Ciò che si è lanciato addosso a ‘quello’ prima passava quasi inosservato, tanto ‘quello’ resisteva. Un uomo normale invece reagisce manifestando tutta l’insofferenza e l’indignazione.

Il teatrino si arricchisce ogni giorno di atti memorabili che scrivono la storia di questi giorni, ma di fatto, quello che i cronisti non raccontano è la pianificazione della fuga delle notizie.

Chi lascia che certi documenti vaghino per i meandri dei palazzi per poi finire sui giornali, sa bene che gli effetti che produrranno torneranno utili per gestire le masse, mentre queste – ignare e disinteressate – saranno le pedine da spostare sullo scacchiere.

Bruciare Renzi sull’altare di Bersani e rilanciare una ‘creatura mitica’ come salvatore della patria, badando a far pulizia in casa.

[Marilena Rodi su un settimanale locale di sabato 23 giugno]

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