IL FUMO NEGLI OCCHI. Il rischio di non vedere quello che occorre (euro)

Godiamoci questa finale calcistica degli Europei 2012 che ha ritemprato gli umori degli ‘straccioni’ mediterranei con le pezze al fondoschiena che devono chiedere prestiti per sopravvivere.. e poi, dopo, ne discutiamo. Ma non distraiamoci troppo, anche se siamo alla vigilia della pausa estiva.

Se non avessimo battuto la Germania, l’altra sera, a quest’ora avremmo cominciato a credere seriamente che i sacrifici aiutano a essere perfetti. Invece no, il diavolo si è vestito ancora una volta da pulcinella e ci ha ‘regalato’ questa emozione che va ben al di là di una competizione sportiva. Nel mondo, sui quotidiani, all’indomani della sfida Germania-Italia squilli di trombe a favore di Davide (Italia) che affronta il gigante Golia (Germania) in un insolito slancio passionale nei confronti del più debole. Ma occhio alle carezze.

Se non avessimo vinto la partita dell’anno avremmo dovuto fare i conti col fantasma del rigore, dell’austerity e delle privazioni. Invece la legge del perdono e del riscatto ci ha redenti, ma non ci ha salvati.

Se la Germania deve cedere qualcosa sul campo (oltre alla sconfitta in un campionato europeo di pallone, l’accordo per ‘sbarrare’ il differenziale di rendimento dei titoli) dall’altra parte del globo non se ne staranno certo a guardare. L’Italia porta a casa un bottino interessante: Il Fondo salva stati interverrà in maniera automatica nel caso in cui gli spread sui titoli di stato di una nazione che ha i parametri a posto dovessero superare una certa soglia. Con l’appoggio della Francia e nonostante la reticenza di Angela Merkel.

Gli speculatori, che ieri hanno regalato alla borsa di Milano un +7% (!) torneranno a muovere le loro arti adulatorie, confondendo ancora i mercati.

Oltre ogni onorevole iniziativa che punti al risanamento dei bilanci e alla revisione dei trattati.

Ma torniamo alla metafora calcistica.

Gli italiani, ancora una volta, hanno dimostrato di avere una capacità straordinaria di reagire agli insulti nelle situazioni di vergogna. Era accaduto nel 2006 con i mondiali, ora se la vedrà con un altro ‘straccione’, la Spagna, nella contesa del podio europeo. Quanto conta questa vittoria dal punto di vista sociologico?

L’orgoglio patriottico (ma occorre essere professionisti per farcela, non illudiamoci che un ‘arrangione’ ce la possa fare) ha mostrato la via del riscatto.

Con la rabbia abbiamo conquistato traguardi in momenti in cui ci davano per moribondi.

Perché il calcio unisce.

Mentre davano per moribondo il nostro debito pubblico ci hanno condotto a scelte difficili e impopolari, stangate che il popolo sta ancora pagando con la vita, in taluni casi.

Perché la politica divide.

Se solo riuscissimo a trovare l’intesa intorno alle difficoltà saremmo la nazione più potente del mondo. Abbiamo capacità di resistenza, sappiamo creare e costruire. Siamo in grado di sopravvivere nel caos. La storia narra di romani antenati conquistatori.

Anche i tedeschi amano l’Italia e la scelgono per vivere la pensione, questo vorrà dir pur qualcosa. E insieme a loro gli inglesi, gli americani, i cinesi. Non siamo poi così da buttar via, no?

Il nostro territorio nazionale ha la capacità di attrarre gli stranieri, ma gli italiani hanno la capacità di escludersi e di allontanare i nostri cervelli. “Nemo propheta in patria”, sentenziava Gesù Cristo. Difficile per le persone emergere in ambienti a loro familiari; lontano da ‘casa’, in ambienti estranei, è più semplice far valere le proprie capacità e qualità.

Ma la fiera delle banalità non ospita lettori raffinati, perché questi scelgono altri lidi.

[Marilena Rodi su settimanale locale del 30 giugno 2012]

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