«Volli, e volli sempre, fortissimamente volli»

Lincoln_film_2012

Se solo i nostri politici si ispirassero al conte Vittorio Amedeo Alfieri, avremmo meno soldatini e più intelligenze.

L’altra sera (come tanti suppongo) mi sono lasciata sedurre dall’idea di vedere il film candidato a tutti gli oscar. Sì, quello che – ormai per tanti non è un mistero – somiglia molto alla mia idea di vita e al mio modello di pensiero. [Alle volte non mi pare nemmeno d’esser nata e cresciuta in Italia. Ma sarà stato il percorso professionale, impostato all’americana, ad aver dato il marchio di fabbrica]

Oibò, non vi parlerò certo dei miei scheletri nell’armadio. Non sono mica una donna pubblica. Sono solo un direttore editoriale con consenso da prefisso telefonico e con la spiccata (quanto mai) inutile propensione per la caccia al giallo di Topolino.

Dicevo, ho visto Lincoln.

In America tutto è big, le strade, i grattacieli, le cucine, gli alberghi, le auto, i giardini, le serie televisive, la politica. Anche il presidente degli Stati Uniti è big.

Ogni cosa, questo popolo, ha reso grande. Anche l’addio (temporaneo) alla scena politica di Hillary Clinton. Anche lo studio dei suoi occhiali da vista. Anche le paginate dedicate all’intervista doppia con Barak Obama.Obama_Hillary_47

Dicevo, ho visto Linclon.

E nel frattempo immaginavo che la nostra mente viene utilizzata per una minima percentuale rispetto alle sue reali potenzialità. È solo che ci lasciamo coinvolgere. Ci lasciamo convincere. È molto più rassicurante essere in mezzo alla folla, piuttosto che avere il coraggio di prendere una decisione. Costa sangue assumere una posizione e mantenerla in perfetta solitudine.

Karl Kraus, giornalista e scrittore di inizio secolo, diceva che “Un uomo debole ha dubbi prima di prendere una decisione. Uno forte li ha dopo averla presa”.

E le donne?

Oh, ma che domande. Le donne che prendono decisioni sono uomini. Lo sanno anche i “cittadini ben in vista”, che vanno in giro a rimarcare questo assunto.

Non esistono molti uomini che prendono decisioni, figurarsi se esistano donne.

Ma dicevo, ho visto Lincoln.

Straordinaria l’interpretazione di Daniel Day-Lewis, straordinaria la regia di Steven Spielberg.

Abramo Lincoln si distraeva in faccende domestiche mente la Camera dei rappresentanti votava l’abolizione della schiavitù (la sua forza era nella fermezza, e non mancarono momenti in cui fu tentato di mollare). Una decisione che ha scalfito la storia mondiale. Che ha messo in ginocchio l’economia suddista, sì, ma che nei secoli successivi è diventata la bandiera della libertà. Poi, come tutte le cose big americane, l’economia è diventata la prima al mondo, conservando il principio della libera concorrenza.

Mi commuove pensare che siano passati 147 da quel 31 gennaio 1865, in cui fu approvato il XIII emendamento alla Costituzione americana.

Quell’uomo fu in grado di perseverare pur nella contrarietà del Congresso. Il Congresso è fatto di uomini che rappresentano altri uomini, che pensano, che fanno politica. Uomini portatori di interessi.

Chi non si commuove nel pensare: “Quella è l’America”, “Quello è il paese delle cose big”. “Quello è il paese delle opportunità, delle scelte, delle battaglie per l’affermazione delle proprie idee”.

Noi restiamo qui, ‘trafitti da un raggio di sole.

Ed è subito sera’.

[Marilena Rodi su un settimanale locale del 2 febbraio 2013]

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