LA RIVOLUZIONE NON LA DARANNO ALLA TELEVISIONE

Una poesia profetica di Gil Scott-Heron, scritta nel 1974, in una traduzione di Pina Piccolo per “Sagarana”..

Non potrai startene a casa, fratello
Non potra
i né collegarti, eccitarti o squagliartela
Non potrai perder tempo a farti pere o fare un salto
A farti una birretta quando arriva la pubblicità
Perché la rivoluzione non sarà teletrasmessa

La rivoluzione non la teletrasmetteranno
Non sarà certo Xerox a offrirtela
In quattro parti senza interruzioni pubblicitarie
La rivoluzione non ti mostrerà immagini di Nixon
Che suona la tromba alla testa della carica
Di John Mitchell, del generale Abrams di Spiro Agnew che vanno a mangiare
La trippa di maiale confiscata a un santuario di Harlem
La rivoluzione non la faranno vedere alla televisione

La rivoluzione non ti sarà offerta dal
Teatro Schaefer Award e non avrà come protagonista
Le star Natalie Woods e Steve McQueen o Bullwinkle e Julia
La rivoluzione non renderà sexy la tua bocca
La rivoluzione non ti libererà dai difetti
La rivoluzione non ti farà sembrare cinque chili
Più magro, perché la rivoluzione non la trasmetteranno in TV, fratello
Non ci saranno immagini tue e del campione di baseball Willie Mays
Che spingete il carrello per strada a raccogliere le anime dei morti
O che cercate di fregarvi quella TV a colori caricandola su un’ambulanza rubata
La NBC non sarà in grado di fare previsioni alle 8,32
O a trasmettere servizi da 29 distretti
La rivoluzione non la teletrasmetteranno

Non ci saranno immagini di sbirri che sparano
Contro i fratelli con il re-play istantaneo
Non ci saranno immagini di sbirri che sparano
Contro i fratelli con il re-play istantaneo
Non ci saranno immagini di Whitney Young
Mentre lo inseguono e lo cacciano da Harlem
Su un treno con un procedimento dell’ultima ora
Non ci saranno immagini ferme o al rallentatore
Di Roy Wilkins che passeggia per Watts in quell’abito
Di liberazione rosso, nero e verde che teneva
Da parte proprio per l’occasione giusta

I telefilm Green Acres, The Beverly Hillbillies e Hooterville
Junction non saranno più tanto dannatamente rilevanti, e
Alle donne non importerà se alla fine Dick seduce
Jane nella telenovela Search for Tomorrow perché i neri
Saranno nelle strade a cercare un futuro migliore
La rivoluzione non la faranno vedere in televisione

Non ci saranno servizi speciali al telegiornale delle 23
Ne immagini di femministe dalle ascelle pelose
O di Jackie Onassis che si soffia il naso
La sigla non sarà scritta da Jim Webb,
Francis Scott Key, e a cantarla non sarà Glen Campbell, Tom
Jones, Johnny Cash Englebert Humperdink o Rare Earth
La rivoluzione non te la teletrasmettono

La rivoluzione non ritorna dopo una breve interruzione
Per la pubblicità del tornado bianco, del lampo bianco o della gente bianca
Non dovrete stare a preoccuparvi per colombe nella
Camera da letto, tigri nel motore, o giganti nella tazza.
La rivoluzione non va meglio con la Coca cola
La rivoluzione non combatte i germi che provocano l’alito cattivo
La rivoluzione vi metterà al posto di guida

La rivoluzione non la daranno alla televisione, non la daranno alla televisione,
Non la daranno alla televisione, non la daranno alla televisione
La rivoluzione non sarà una replica, fratelli
La rivoluzione sarà in diretta
——————————–

Gil Scott-Heron (1949 -2011) riconosciuto da innumerevoli artisti come il “nonno” del rap e dell’hip hop, si definiva “bluesologist” e nell’arco di 30 anni ha contribuito a fondere in maniera originale la musica con la poesia, attraverso la sua interpretazione di performance poetry accompagnate da jazz. In una recensione del suo ultimo cd “I am new here” uscito nel 2010, il Fairfax New Zealand che sembra quasi presagire la sua morte prematura, descrive così il suo contributo: Gil Scott-Heron ha lanciato poesie come canzoni, ha registrato canzoni basate su poesie e testi scritti anni prima, ha scritto romanzi ed è diventato un eroe per molti attraverso la sua musica il suo attivismo e la sua rabbia. C’è sempre la rabbia – una rabbia spesso appassionata e bella. Una rabbia spesso goffa. Una rabbia piena di anima. E spesso è una rabbia molto triste. Ma la rabbia è l’umore dilagante , il tema e il sentimento all’interno della sua opera – e attorno ad essa, che volteggia, la trafigge e che ogni tanto l’appesantisce, spesso invece la solleva e riesce a piazzartela proprio in faccia. E nonostante tutte le prediche e gli avvertimenti della sua opera, gli ultimo due decenni della vita di Gil Scott-Heron lo hanno visto soccombere alle pressioni e ai demoni contro i quali aveva avvisato gli altri.

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