“IN DEMOCRAZIA I NUMERI CONTANO”

salviamo la democrazia

Quando i numeri fanno la differenza, la democrazia si può intendere nella maggioranza, cioè quella condizione in cui il margine di superiorità rispetto alle minoranze esiste e si afferma. La considerazione “in democrazia contano i numeri” pare rimbombarci nella mente ogni singolo istante, dal lunedì elettorale. Grillo, col suo 25%, sta mettendo in crisi la ‘vecchia’ politica, quella fatta di lobby e accordi sottobanco, di intese trasversali e visioni oligarchiche.

Ma chi salverà il popolo, se non esso stesso?

Un terzo degli italiani ha una visione Bersaniana, un terzo crede ancora in Berlusconi, un terzo ha preso il ‘forcone’ in mano e si sta ribellando. E ogni giorno che passa, più Grillo manda a quel paese il centrosinistra, più crescono i consensi.

L’Italia ha già dimostrato di avere tendenze ‘centriste’ (moderato, permettetemi: che vuol dire?) o tendenzialmente a destra. E se si potesse votare per un capo indiscusso, in questo momento lo farebbe a occhi chiusi. Somiglia un po’ alla condizione di chi “Non essendosi potuto fare in modo che quel che è giusto fosse forte, si è fatto in modo che quel che è forte fosse giusto”. Queste parole di Blaise Pascal (matematico e filosofo vissuto nella metà del Seicento) rendono limpida la visione del teatro che stiamo osservando in questi giorni infuocati dall’iracondia. È mai possibile che sfugga la sfumatura totalitaria? Chi utilizzerebbe la forza per fare il giusto? Pensiamoci un momento solo: scommetto che vi viene in mente.

È vero: quegli altri hanno depredato questo popolo. ‘Forse’ hanno esagerato. Ci hanno resi schiavi di un sistema in cui “Gli uomini, non avendo potuto guarire la morte, la miseria, l’ignoranza, hanno deciso di non pensarci per rendersi felici” (sempre Pascal). Hanno manipolato le nostre coscienze facendoci imparare stili di vita al di sopra delle nostre possibilità, ci hanno preso in giro pur di garantir loro poltrone e privilegi, ci hanno reso automi e completamente dipendenti da favori e sotterfugi. Ma dov’è quel popolo che sa far valere le proprie ragioni senza – necessariamente – una rivoluzione?

Occhio solo a non cadere dalla padella alla brace..

Abbiamo ancora una Costituzione che non rende schiavi gli eletti di rispondere ‘senza condizioni’ a un capo (partito). E abbiamo ancora l’opportunità di esprimere liberamente la nostra opinione, e la stampa ancora non subisce censure preventive.

Occhio solo a non fare l’errore di sperare che ‘uno’ possa risolvere i guai del nostro paese. Dove le cose le fa ‘uno’ si insedia il nido del totalitarismo.. o l’abbiamo scordato?

[Marilena Rodi su un settimanale locale in edicola il 9 marzo 2013]

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...