UOMO AVVISATO MEZZO SALVATO

E poi ci verrebbe da aggiungere: ‘Divide et impera’.

Lo scenario politico cui siamo spettatori da qualche mese ci autorizzerebbe a credere a quello che vediamo rischiando di confondere l’effetto per la causa. Noto difetto ottico per chi guarda senza osservare. Ma va così, distrattamente. Essendoci ma senza essere presenti.

Qualcuno, di visione corta, ha provato a scandalizzarsi quando abbiamo riferito la strategia che Berlusconi avrebbe attuato (quella della regola n. 30 dell’Arte della guerra di Sun Tzu) nel delicato passaggio dell’elezione di Romano Prodi, sabato scorso. Eravamo al Petruzzelli, a Bari, in trasferta per l’iniziativa del quotidiano ‘Repubblica’, e abbiamo avuto ampiamente modo di relazionarci con lo spessore nazionale dei toni, dei commenti, delle prospettive e delle ipotesi che intanto si rincorrevano.

A Casamassima tutti concentrati su Vincent (e ci mancherebbe), noi di là, ad aspettare l’arrivo di Rodotà nel pomeriggio. Intanto Ezio Mauro e Michele Emiliano (in apertura di giornata) provavano a ipotizzare un’elezione che intuivano non sarebbe arrivata. Eravamo là, nella terza fila di quella platea che rumoreggiava fin dal mattino.

Dicevamo “Divide et impera”. Si tratta di quella strategia che contribuisce a evitare che una serie di piccole entità, ciascuna titolare di una quantità di potere, possano unirsi, formando un solo centro di potere, una nuova e unica entità più rilevante e pericolosa. Ecco tutto. Silvio Berlusconi ha immaginato il suo avversario come un aggregato di piccoli potentati (correnti interne al partito) e ha stabilito di giocare a “Un-due-tre-stella”: e il gioco è andato a segno. Il partito (l’avversario, il Pd di Bersani) è imploso: in aula c’erano loro, i democratici, a votare. Insieme al Movimento di Grillo che aveva già scelto il suo candidato. Il Pd ha portato fuori se stesso, con tutte le sue contraddizioni e le sue nudità, tra cui la democraticità reale di esprimere la propria idea nel segreto dell’urna. Dunque a che servono le imposizioni? Le stesse che ora, forse, si vogliono imporre per le scelte di governo? E quanto durerebbe? Come Cassandre, ancora una volta, ci avevamo preso perché avevamo osservato con lucidità quel che stava consumandosi sotto i nostri occhi: una campagna elettorale all’insegna delle promesse e degli impegni con gli stati stranieri. Quegli accordi commerciali che, non lo dimentichiamo, solo nel dicembre scorso, Mario Monti aveva sottoscritto con la Russia (e avevamo sottolineato allora anche questo passaggio) dopo che l’ex premier aveva incontrato Putin. Cinquecento contratti.

Tifoseria da stadio? Non ci pare. Solo analisi del quadro geo-politico. Se qualcuno pensa che fornire un’analisi scevra da inquinamenti ideologici voglia dire tifare per Silvio Berlusconi be’, ci vuole del coraggio. E noi ringraziamo, perché ci è fornita l’opportunità di ricordare – Andreotti docet – che “Se non vuoi che nessuno sappia, non rivelarlo nemmeno alla tua ombra”.

Uomo avvisato mezzo salvato.

[Marilena Rodi su un settimanale locale del 26 aprile 2013]

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