I gay e le donne? Nel mirino degli spot

guido-barilla

“Barilla può permettersi di dire quello che vuole”, così come “Ognuno è libero di mangiare la pasta che gli pare”. Si è scatenata una querelle mediatica non indifferente sul tema omosessuale, manco a dirlo. Cosa l’ha scatenata esattamente? Una frase (apparentemente) buttata lì al programma radiofonico ‘La Zanzara’ di Radio24 di Guido Barilla, patron dell’omonima azienda di pasta: “Non farei mai uno spot con una famiglia omosessuale”. E zac! Il popolo italiano nelle ore seguenti si è scatenato in un covo di vipere velenose. Ora, diciamolo subito: la nostra posizione su questo argomento non è il fulcro di questo editoriale. L’intento è solo quello di registrare quel che accade per analizzarlo, con il solito spirito laico che ci contraddistingue da sempre. La morale religiosa ci imporrebbe di scivolare nella disquisizione imponendoci di ricordare che l’Italia è un paese di cattolici, ma non lo faremo. Faremo questo piuttosto: ricorderemo che non molto tempo addietro Papa Francesco, Papa Bergoglio, gesuita, rilasciava un’altra dichiarazione forte: “I gay? Chi sono io per giudicare?”. Lo sa bene il papa che il giudizio – secondo le Sacre Scritture – non spetta a lui ma a Dio; ma ricorderà pure che le stesse Scritture, nelle lettere di Paolo ai Corinzi e ai Romani, indicano che: “Dio li ha abbandonati a passioni infami; infatti, le loro femmine hanno cambiato i rapporti naturali in quelli contro natura. Similmente anche i maschi, lasciando il rapporto naturale con la femmina, si sono accesi di desiderio gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi maschi con maschi, ricevendo così in se stessi la retribuzione dovuta al loro traviamento” (Romani 1:26-27). Estremamente raffinato far scivolare con disinvoltura l’apertura all’omosessualità.

barilla

Ma torniamo a disquisire dello spot. “La famiglia è sempre stato in nostro target”, commentava il Barilla. “Basta spot con la donna che serve a tavola”, invece, aveva lanciato Laura Boldrini qualche ora prima. Sicché, qualche riflessione si impone.

La presidente della Camera, l’estate scorsa, aveva lasciato passare il messaggio che avrebbe gradito che lo ‘sculettamento’ delle miss in tv fosse evitato. E voilà, via Miss Italia dalla Rai. Ma via proprio dalla tv, infatti, perché l’accordo con La7 è saltato proprio nelle ore scorse e il concorso 2013 sarà trasmesso (solo) in rete (internet). Risultato: immaginate che danno per gli investitori pubblicitari. Che danno per le vendite di massa e per la visibilità degli sponsor. Un danno economico e finanziario non indifferente.

Poi l’uscita, sempre di Laura Boldrini, una manciata di giorni fa, sul ruolo della donna nelle pubblicità televisive. Aridaié. Stavolta l’imprenditore è sceso nell’agone mediatico. Barilla ha scelto (intenzionalmente) una trasmissione che abusa toni e persone (per carattere editoriale) per lanciare strali specifici: la famiglia, da che mondo e mondo è fatta da madre, padre e figli e dall’età della pietra la donna ‘serve’ l’uomo, per cui nessun accanimento terapeutico contro il gentil sesso. Sia chiaro alla signora Boldrini che si faccia gli spot suoi, tanto per intenderci, che gli affari sono un’altra cosa. La politica trovi le soluzioni e argini il fenomeno del femminicidio nei modi consentitigli, ma per favore, non s’occupi dell’economia. Visti i ‘danni’. Ecco, questo ci è parso di capire.

In tutto ciò non ci è parso, però, di afferrare posizioni specifiche della Chiesa che, intanto, se ne resta defilata e conservatrice, mai come ora, a mandare in avanscoperta Papa Francesco a parlare di povertà e lavoro per distrarre l’attenzione dai gioielli di casa..

Marilena Rodi

[su un settimanale del 28 settembre 2013]

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