CHI DICE DONNA ‘NON’ DICE DANNO

con magda

È finita così, con un soffio di speranza che ha invaso le strade.

Dall’antico adagio, ‘Chi dice donna dice danno’ – dal quale provocatoriamente si era partiti – si è costruito un percorso di dialogo virtuale tra il mondo femminile e quello maschile che a fine serata (e nella memoria del pubblico presente) è approdato in ‘Chi dice donna non dice danno’. Nel mezzo i linguaggi dell’arte, dalla parola al messaggio, al teatro, alla danza, alla musica, all’arte contemporanea, alla politica, che contaminandosi l’un l’altro hanno scatenato quello shock sensoriale il cui obiettivo era quello di destare l’attenzione del pubblico sul tema difficile del femminicidio. I linguaggi si sono intersecati dando vita a una deriva caleidoscopica che ciascun fruitore ha avuto modo di sentire e interpretare.

Dibattito arricchito dai contributi degli ospiti intervenuti ed evocazioni esperienziali hanno reso il contenitore solo un pretesto per affrontare in tanti modi quell’argomento di cui, ancora, si fa fatica a discutere. La violenza sulle donne arriva anche dalle mura di casa, da un parente talmente vicino da stringere la vittima in una doppia prigione: fisica e morale. Ma “le donne ce la fanno”, come è stato più volte ripetuto durante la manifestazione. Esplicativo l’intervento di Maria Pia Vigilante, avvocata e presidente dell’onlus Giraffa che si occupa di tutela, con i riferimenti offerti sull’iter di legge in questo momento in Parlamento; di visione quello di Magda Terrevoli, già assessore regionale impegnata nelle Pari opportunità da tanti anni; di cronaca i racconti di Valentino Sgaramella della Gazzetta del Mezzogiorno (quando raccogliere testimonianze per informare ha un peso diverso). Più tecnico il contributo di Gaetano Contento, esperto di campagne pubblicitarie, che ha mostrato immagini e video (anche in anteprima assoluta) di visual che abusano del corpo della donna ricordando che la Costituzione sancisce l’uguaglianza senza disparità di sesso. Basterebbe esercitare il diritto per comprendere che non occorre avere un approccio sessista, di sottomissione o anche solo di sufficienza.

‘L’amore violato’ era invece il pezzo di danza che ha introdotto la serata (moderata dal direttore editoriale Marilena Rodi), dell’associazione sportiva ‘Le cignette’, il cui contributo è stato curato da Rossella Frezza. ‘Le cignette’ (donne over40 ritrovatesi 30 anni dopo i primi passi nella danza) hanno proposto – attraverso l’espressione artistica – i temi dell’abbandono, del lutto, del riscatto, del tradimento, della fatica famigliare e della frustrazione sociale.

Ad aprire l’evento l’istallazione di arte contemporanea di Cuscusarte, un funerale simbolico della donna, la fine della vita sulla terra: un telo nero riportava il ricamo di un albero (l’albero che rappresenta un corpo di donna, come pure, nella sua accezione filosofica, la vita), ricoperto di bottoni e gettato sulla terra, dentro una bara stilizzata e circondato da ceri cimiteriali. Sulla lapide una citazione anonima: “..in piedi signori, davanti a una Donna”, che chiude la dedica.

Il messaggio conclusivo di speranza è stato affidato a due ballerini di flamenco, Michele Pierno e Giorgia Bartolo, che in un appassionato dialogo di sguardi e movenze hanno offerto al pubblico la contrapposizione dei sessi, la rincorsa sensuale e la riconciliazione.

L’evento – atto conclusivo della rassegna estiva ‘Estate macondiana’ – è stato organizzato dalla nostra redazione in collaborazione con il caffè letterario Macondo e ha ottenuto il patrocinio del Comune di Casamassima.

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