L’AVANZATA DELLE DONNE NEL MONDO

ImageIl paradosso? A est, in certe nazioni, a capo dei governi ci sono le donne già da tempo. A ovest, invece, si fa ancora fatica a immaginare il mondo femminile al ‘comando’ di qualcosa, che sia una grande azienda come il Consiglio dei ministri o il Quirinale stesso. In Italia c’è voluta addirittura una legge ad hoc per ‘imporre’ le quote rosa nei consigli di amministrazione o nelle liste elettorali. Una barzelletta che ci fa sorridere non poco, se consideriamo che ci ergiamo a paladini della democrazia nel globo.

Una possibile verità a venire può essere quella che il mondo, tuttavia, si sta tingendo di rosa (nella stessa misura in cui si tinge del rosso del sangue delle donne che cadono per mano dei loro uomini), e l’avanzata della ‘forza gentile’ a breve produrrà i suoi effetti. Guardiamo con attenzione il pianeta: portiamoci virtualmente sulla Luna e osserviamo da lontano. In Germania ha appena (ri)vinto Angela Merkel, ormai cancelliera per il terzo mandato consecutivo; in Francia cresce il consenso per il Front national di Marine Le Pen (che si dichiara “Pronta per l’Eliseo”); negli States il prossimo presidente sarà quasi certamente Hillary Clinton (e questo lo avevamo già anticipato un anno fa); in Italia l’avanzata di Marina Berlusconi sta per diventare concretezza; Christine Lagarde presiede il Fondo monetario internazionale ormai da un paio d’anni circa; la Fed (la banca centrale americana più potente al mondo) a breve sarà guidata da Janet Yellen; mentre a Bari si prepara la campagna elettorale (voluta dai cittadini che attualmente hanno raccolto circa 10mila firme per consolidare la candidatura a sindaco) della pm .

Il futuro guarda rosa. Si pensi anche alla finanza: oltre alla Lagarde, alla guida delle banche centrali di altri paesi sparsi per il mondo ci sono Valeria Sannucci (vice direttrice della Banca d’Italia, seconda donna a ricoprire questo ruolo dopo Anna Maria Tarantola passata alla dirigenza della Rai); Elvira Nabiullina (governatrice della Banca centrale della Federazione russa); Gill Marcus (governatrice della Banca centrale del Sudafrica); Zeti Akhtar Aziz (governatrice della Banca centrale della Malaysia); e Linah Mohohlo (governatrice della Banca centrale del Botswana). E aggiungiamoci pure i vari Premi Nobel giunti nelle ultime ore. Una squadra di donne preparate e che potrebbe ridisegnare i confini del nostro pianeta. Le abitudini, le aspettative, le relazioni, i ritmi. Non perché debba sostituirsi all’uomo, ma per accompagnarlo nella logica che il mondo debba essere costruito a dimensione di bambino. Ormai lo ripetiamo da tempo: “Gli uomini sono figli delle donne ma non sono come loro”, prendendo in prestito un’illuminante citazione musicale di Mia Martini. La sinergia tra i generi può rappresentare la chiave del governo di un popolo, giammai la competizione fine a se stessa.

L’Italia, questo paese fatto di bigottismi e rigidità morali, non riesce a guardare nell’insieme, non riesce a osservare che il nostro paese è già matriarcale, nonostante sia patriarcale. Due facce della stessa medaglia che non si guardano, ma che coabitano nel planetario delle relazioni. Le famiglie hanno a capo l’uomo, ma sono guidate dalle donne. E le famiglie di fatto e omosessuali non si distinguono solo per mera rappresentanza di sesso. C’è sempre uno yin e uno yang in una relazione.

Quello che il mondo chiede, evidentemente, è una guida. ‘L’uomo forte’ (che in questa accezione è meramente simbolico) che si faccia carico della guida certa di un popolo e che lo conduca verso il benessere. Non si spiegherebbe, insomma, la resistenza elettorale di Berlusconi o Putin o Assad. La Primavera araba dovrebbe sollecitare qualche riflessione in questo senso. E l’Italia non è certo da meno. In fondo si dice sempre che ‘tutto il mondo è paese’.

[Marilena Rodi su un settimanale locale del 12 ottobre 2013]

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