Dentro Napolitano, fuori Bari

ateneo

Con lo sguardo sopito tra il marmoreo atteggiamento di chi non può far altro che osservare e il dissacrante impeto di chi vuol richiamare l’attenzione sulla propria – precaria – condizione, una folla (non quella delle grandi occasioni) ha atteso pazientemente che il presidente della Repubblica facesse il suo ingresso in ateneo per il convegno su cultura e mezzogiorno. L’inizio era previsto per le 11.30, ma Giorgio Napolitano è arrivato circa un’ora dopo. Ad attenderlo, all’ingresso secondario, soprattutto studenti e uno spiegamento di forze dell’ordine che non passa inosservato, oltre a un folto numero di cronisti non accreditati. I commenti, fuori, si sono sprecati. Tradite le aspettative di chi è rimasto di fronte all’ingresso monumentale dell’Università di Bari ‘Aldo Moro’, che da lontano ha tentato inutilmente di scattare foto e video. Troppo lontano il presidente.

Gli altri, la gente comune, quelli che parlano il dialetto, gli immigrati che bazzicano piazza Umberto, i senzatetto, gli studenti, ignari. All’oscuro del motivo per il quale fossero interdetti gli accessi all’ateneo (“Ci spiace, non si passa”) qualcuno ha imprecato: “Ma perché non si può entrare?” la domanda. “Sta arrivando Napolitano”, rispondevano i militari onnipresenti a garantire la sicurezza degli ambienti interni. L’espressione colta sul volto di quei ragazzi la dice lunga sul senso delle istituzioni. “E quindi?”, rispondeva stizzato qualche giovanotto. Già, e quindi? Perché interdire l’ingresso? Questione di sicurezza, certo. La stessa che ci garantisce la privacy delle conversazioni telefoniche.

Poi c’erano donne coi bambini; uomini di mezza età dall’aspetto un po’ trasandato attratti dal movimento; giovani col cellulare in mano in preda all’enfasi, la stessa che riservano per una star; anziani che non avevano capito esattamente se fosse veramente il presidente, come se ci si potesse concedere di questi tempi di scherzare (con tutte quelle divise in giro). Più in là, nel cuore di piazza Umberto, immigrati si fanno fermare per controlli dai poliziotti, quelli cui è toccato fare il ‘lavoro sporco’ mentre i colleghi con i lustrini fanno il picchetto. Gente impreca in dialetto, non si capisce cosa stiano dicendo. E il solito folto numero di curiosi adunati intorno alla ‘perquisizione’, perché in automatico scatta anche quella, dopo il fermo. Ovvio. Ti accorgi dell’insolito movimento dal fuggi fuggi dei colleghi. Non ci metti molto a capire. Nelle città in cui convivono etnie diverse queste sequenze sono frequenti.

Poi scosti lo sguardo e osservi il candore negli occhi di un paio di donne di colore, in braccio un bimbetto: scattano una foto ricordo sul bordo della fontana.

Più in là, svolti l’angolo, e sei nel cuore del quartiere murattiano. Fermate del bus, gruppo misto: “Sta Napolitano a Bari (con tutta l’aria di chi l’ha scoperto per caso, ma recita la parte del cittadino informato), per quello che sta tutto bloccato”. Poi senti la signora, nervosa, aggiungere “Pensassero alle cose serie, invece delle chiacchiere”. A chi si rivolga non è chiaro. A due metri da lei, in pieno corso Cavour, un’altra auto della polizia soccorre due litiganti. Un tamponamento forse, e ora litigano per un graffio al polpaccio. Da una parte un giovane che urla solo in dialetto, dall’altra un ragazzo con la madre, in evidente stato di panico. Preoccupati di essere inciampati in un individuo ‘allegro’. In tutto ciò, alla Fiera del Levante si svolge la giornata dell’orientamento universitario. Accostamento dissacrante, ma dai tratti realistici di un film di Monicelli.

Scene da una mattinata barese, si direbbe.

Intanto il senso delle istituzioni, man mano che ci si allontana dall’ateneo, va diradandosi, fino a restare una flebile fiammella nel cuore di chi, afferrando al volo la corriera, sta pensando a sopravvivere al quotidiano.

Più tardi, accendi la tivvù, tg3 regionale (spicca l’assenza di Francesco Schittulli, presidente della Provincia di Bari). Vedi la versione ufficiale e ripensi all’altra faccia di Bari. Quella che non sapeva nemmeno dell’arrivo di Napolitano in città.

Marilena Rodi

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