MA IL SUD È DAVVERO COSÌ CLIENTELARE?

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Se non ci avessero propinato la Questione meridionale come il male dell’Italia ai tempi dell’Unità – diciamolo subito – in quanti avrebbero creduto a questa barzelletta? Che Garibaldi risulti eroe o bandito è effetto del (presunto) revisionismo storico. Che Tomasi di Lampedusa all’alba della nascitura Italia diceva “Cambi tutto perché tutto non cambi” per annunciare un’operazione gattopardesca di trasformismo ideologico – credo – è noto agli annuari, ai sussidari e pure alle cronache. Il bello (o meglio la buffonata) è che gli italiani ‘se ne escono sempre’. Guarda un po’ che sta accadendo in Parlamento. Ce n’è per tutti. Procediamo con ordine.

Il presidente Napolitano in settimana ha fatto visita alla città di Bari per inaugurare un altro pezzo di università (di cui suo fratello è stato progettista insieme a Chiaia), partecipa al convegno ‘Cultura e Mezzogiorno’ ma si perde la (in)cultura degli indigeni che non sapevano nemmeno della sua visita. Noi eravamo all’ateneo, martedì, e abbiamo raccolto umori, dissapori per i disservizi (impedivano il regolare transito ‘per sicurezza’), lamentele e vita quotidiana in uno spaccato antropologico da far accapponare le pelle. Insomma, non ci sono passate sotto il naso senza coglierle, le sfaccettature culturali e che abbiamo riportato in altra sede. Il senso delle istituzioni vacilla, ma i politici resistono.

Tutto ciò dopo che il ministro alla Coesione sociale, Carlo Trigilia, a un convegno promosso dalla Fondazione Edison sull’«Economia reale del Meridione», aveva azzardato che «A 150 anni dall’Unità il Meridione resta il più grande nodo irrisolto dello sviluppo del paese. Con un terzo della popolazione nazionale, il Sud produceva meno di un quarto del reddito italiano nel 1951: sessant’anni dopo questi valori sono rimasti pressoché gli stessi. Nel frattempo, però, le regioni del Sud hanno usufruito a lungo di consistenti aiuti nazionali e europei». Come per dire: che avete prodotto in termini di miglioramento della vita delle popolazioni? Niente. Piuttosto la politica clientelare ha permesso di precipitare nell’abisso ingeneroso del declino e del degrado sociale: mai dal 1977 si registrava un tasso così alto di disoccupazione (il 40%) con evidenti e scontate ripercussioni per il Sud. Contro Trigilia, manco a dirlo si sono levati gli scudi dei perbenisti. Non serve fare i nomi, la querelle mediatica si è già consumata.

Ma riflettiamo – concedetecelo – sulla vicenda Pdl-Berlusconi-decadenza. I maggiori dissidenti del Cavaliere sono (ancora in queste ultime ore) Alfano e Quagliarello. Da dove arrivano i due ministri? Fatali intuizioni ci folgorano sulla via di Arcore, ma ognuno se ne faccia una ragione. “Li farò fuori come gli altri traditori”, dev’essere stato il ragionamento di Silvio, inutile pure discutere di legge di stabilità (e infatti giovedì Alfano andava a pranzo con Letta per vedere di aggiustarla) mentre per il leader del Pdl si profilava, ormai, il passaggio all’opposizione. Il voto palese al Senato, ratificato mercoledì, “è un autogol della sinistra”, secondo Berlusconi. Sono, tuttavia, in molti a crederlo (anche se non manifestatamente), visto che per un partito come il Pd non dovrebbe essere necessario arrivare fino a questo punto per evitare un’altra figuraccia come la non elezione di Prodi.

Ma il Sud resta un bottino elettorale da gestire. E come si gestisce se non con tirate per la giacchetta? L’atteggiamento mentale del ricatto politico è insito nel dna, non c’è nulla da fare. Io muovo i miei voti se tu mi dai in cambio una poltrona, o un appalto all’amico o un regolamento ad hoc o una variante urbanistica ragionata. Tutto ciò mentre muore l’idea stessa di impresa, di riscatto e di emancipazione. Perché se per caso un giovane volesse avviare un’iniziativa imprenditoriale ormai sa che deve inciampare nelle maglie arrugginite della burocrazia, nell’aumento del valore dell’euro nei confronti del dollaro (e quindi del calo delle esportazioni) e nel racket delle estorsioni più o meno legalizzate.

Poi non c’è nemmeno spazio per gli scienziati, ne vogliamo parlare? Se ne vanno tutti all’estero, che te lo dico a fare?

Noi però continuiamo a discutere della decadenza di Berlusconi, delle tessere oggetto di presunte compravendite nel Partito democratico, delle poltrone dei parlamentari e delle intercettazioni illustri. Mentre – forse loro non se ne sono accorti – il gradimento dei talk show tivvù crolla inesorabilmente, e nemmeno una telefonata-imboscata al Cavaliere concede il picco di ascolti.

Marilena Rodi su un settimanale locale del 1° novembre 2013

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