L’ultimo saluto..

roses

Un battimano fragoroso s’ode nella piazzetta santa Croce mentre s’eleva l’ultimo saluto. Il prete aveva detto poco prima: “Non piangete per il nostro fratello. Ma preoccupatevi di sostenervi l’uno l’altro, voi che restate qui”. E invece i volti rigati denunciano che di lacrime ne sono passate molte, e ancora molte ne arriveranno negli anni futuri. Un gesto, la scelta della morte, non è mai compreso da chi resta a piangere un caro.

Intorno al silenzio delle anime la cornice della festività. I fuochi d’artificio della festa patronale a pochi chilometri s’abbattono come una scure sul dolore profondo della solitudine dei sentimenti. “Era un ragazzo riservato e buono”, “Perdonaci se non abbiamo capito il tuo malessere quando il tuo cuore ha iniziato a soffrire”, “Sei stato un amico sincero e sempre disponibile, pronto a dare senza chiedere nulla in cambio”..

Oggi il dolore di chi fa i conti con la propria coscienza sega i meandri delle proprie colpe. Nessuno ha visto, nessuno si è accorto. Nessuno ha avuto il coraggio di indagare gli abissi umani. Tutti risucchiati nella voragine del tempo, annientati dalla ripetitività dei gesti meccanici e grigi delle anime deluse; avevamo sognato un’altra vita. Tutti cammelli di buonismo, avidi nel rilasciare l’acqua della vita.

Coraggio, il gesto estremo resta una scelta personale. Siamo tutti soli a lottare con i fantasmi della mente. Lei ci salva e lei ci condanna. Il pensiero è foriero di azioni, prima o poi. Solo i codardi pensano e non agiscono. Ma se è vero che il coraggio di scegliere la morte è un atto solenne, altrettanto lo è quello di chiedere aiuto. Umiliarsi nel tendere una mano è un gesto di coraggio estremo, e abbatte la corazza dell’orgoglio.

Non chiedi aiuto, scegli l’isolamento, credi che sia a te tutto dovuto e te ne vai lontano da occhi indiscreti. Non lo fai per loro, gli altri, no. Lo fai per te. Perché sei così fiero che devi dimostrare solo a te stesso.

Di questo ti ha convinto il leone ruggente che ti andava intorno come una belva assetata di sangue, e si è bevuta il tuo cervello.

[mr]

7 Comments Add yours

  1. Giuseppe Milano scrive:

    Post tremendo spia di un dolore sincero. Che comprendo. Ma su certe cose, forse, bisognerebbe concedersi al silenzio della memoria e, per chi ci crede, della preghiera.

  2. marilenarodi scrive:

    Cosa c’è di tremendo? L’aver detto? Troppe cose si tacciono.. e poi ci sorprendiamo.

    1. Giuseppe Milano scrive:

      Tremendo per la vicenda. Aggiungevo una piccola e generale considerazione personale: che quando avvengono queste tragedie, peraltro sempre più frequenti ultimamente, potrebbe essere buona cosa restare in silenzio perché, e talvolta accade, che ci si elevi al rango di censori o di opinionisti non conoscendo le reali motivazioni che hanno provocato queste sciagure. Tutto qui.

      1. marilenarodi scrive:

        Eh, sì, il rischio c’è.
        Ma chi può dire dica. Finché si può dire.

  3. Gianni Carrassi scrive:

    “Ma se è vero che il coraggio di scegliere la morte è un atto solenne, altrettanto lo è quello di chiedere aiuto. Umiliarsi nel tendere una mano è un gesto di coraggio estremo, e abbatte la corazza dell’orgoglio.” Nobile e condiviso principio, che sfida l’ipocrisia, ma non l’indifferenza, incurabile malattia del nostro tempo! Mi spiace per l’amico perso e per il tuo dolore.

  4. marcella zaccheo scrive:

    No, scusate, mi sono persa un tassello? Dove è avvenuto lo scambio tra la causa e l’effetto? Tremendo è ciò che è accaduto, tremendo è il contesto sociale che ha permesso che accadesse…

  5. Nicola Teofilo scrive:

    condivido. bisogna avere il coraggio di chiedere aiuto o di aiutare. rispettiamo le scelte e il coraggio altrui, senza giudicare. e basta pure col buonismo

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