LA VITA DEGLI ALTRI: CI PIACE SPIARE..

intercettatiOra che l’indecenza è valore quotidiano con cui misurare la capacità esistenziale della classe politica, i giornalisti cominciano a fare un passo indietro. Colpa loro se la gente viene diffamata, bistrattata, maltrattata pubblicamente, svilita e rovinata. Colpa dei lettori che vogliono sapere i fatti privati dei politici. Colpa dei soldi, che regalano questa patina dorata e aspirazionale al popolo bue, che tra una borsa griffata e un ristorante milionario, si fa sedurre dalla bella vita. Federico Fellini, in fondo, abitò l’Italia ben prima di Silvio Berlusconi. Il ritratto italiano l’abbiamo tracciato più volte, inutile ripetersi.

Fintanto che le intercettazioni indecenti coinvolgevano il Cavaliere (“tanto lui i soldi per difendersi li ha”) era persino feticista prestare orecchio alla ricostruzione cinematografica degli appuntamenti di Arcore o di Palazzo Grazioli o di Villa Certosa. In pompa magna il ‘Re Sole’ attraeva attorno a sé persino le passioni vili degli italiani medi (ma anche no) e regalava momenti avveniristici con i quali trastullarsi (all’ombra sua) negli affari suoi. Ciak, si gira. E l’imprenditore caduto in politica nell’epoca post-craxiana ha fatto proseliti di attenzioni distraendo da tutto il resto. Ora che ce ne accorgiamo – forse – qualcuno si sarà sentito pure ridicolo per aver spiato, voluto sapere, spubblicato e dato in pasto all’opinione pubblica le vicende personali del presidente del consiglio. Il risultato? Piero Fassino, Giorgio Napolitano, Annamaria Cancellieri, Nichi Vendola e chi se ne ricorda altri a sinistra li evochi pure: ciascuno di questi – presi nella loro singolarità – non avevano lo stesso peso. Neppure il presidente della Repubblica chiamato a testimoniare ha fatto sgretolare l’inferno di cristallo della politica degli anni Duemila. In tutto ciò – a memoria – non ricordiamo conversazioni telefoniche scabrose di Massimo D’Alema.

Non fare una telefonata può salvare la dignità politica, visto che nei dialoghi venuti alla ribalta nell’ultima settimana non ci sarebbe rilevanza penale. Ridere al telefono con pseudo competitor o indagati di lusso può, sì, procurare un danno al consenso elettorale. Perché gli italiani sono un popolo di pecoroni, bigotti e creduloni.

E allora che tocca aspettarci adesso? Il Medioevo post-moderno. Spieghiamo ai cittadini, dal momento che nessuno lo dirà con un linguaggio così diretto.

Ora che Silvio Berlusconi prepara la successione – perché è evidente che abbia concluso la sua storia politica come leader in Parlamento – per giustificare il ritorno alla sobrietà occorre mettere in moto il meccanismo difensivo verso la classe politica così bombardata e alla berlina delle risate collettive. Occorre ridarle dignità, rigore, credibilità. Occorre fare lo stesso con la magistratura. E con il giornalismo. Tutti si sono deteriorati col berlusconismo. Tutti vittime di questo attacco feroce al politico e alla persona che ha massacrato tutti. Pensate ai comici? Ecco, ora tocca agli altri. Alle vite degli altri che all’ombra del nano-gladiatore hanno vissuto e pasciuto campando della rendita del gossip. Ora si può (si deve) metter mano alla regolamentazione delle intercettazioni. E che porcheria. I magistrati tornino a occuparsi di legge e di processi scevri da politicizzazioni. I giornalisti tornino a fare informazione piuttosto che comunicazione e/o opinionismo gratuito e opulento. Sobrietà ed equilibrio, please. S’è sparato nel mucchio fin troppo e s’è fatto troppo rumore. È tempo di riposo.

È così, se non si raggiunge lo stress non si comprende che occorre fermarsi. Ora che l’indecenza è costume dell’attuale società c’è il pretesto per rivedere il galateo. Ora che anche i cittadini sono quasi indignati per lo showbiz messo in piazza è tempo di tirare i remi in barca. Si prepara il rientro. Scommettiamo che – visione – tra qualche settimana si parlerà di legge sulle intercettazioni? Scommettiamo che i giornali italiani ridurranno la sovraesposizione mediatica di alcuni leader politici (povero Renzi..)? Scommettiamo che il nuovo che si prepara somiglia al vecchio stile Dc di ‘lavare i panni sporchi in casa’?

Cambiare tutto per non cambiare. Per tornare all’antico stile oscurantista?

Ma che hanno fatto di male gli italiani per meritarsi tutto questo? Scontiamo forse il glorioso passato e la colpa d’aver erudito mezzo mondo? La legge l’abbiamo inventata noi, ma l’arte della guerra no. Quella ancora non riusciamo a impararla..

[Marilena Rodi su un settimanale locale del 23 novembre 2013]

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