VIVERE ALL’OPPOSIZIONE È DIRE LA VERITÀ

oriana

I rischi fanno parte del mestiere, si dice. L’incompetenza però è intollerabile. Non parliamo, poi, dell’improvvisazione.

No, non ce l’ho con la politica, o almeno non solo. Ma per quante volte possa aver ripetuto questo assunto, mi viene a noia persino pensare gli stessi pensieri e scrivere le stesse considerazioni e tediare te, amico lettore. Per cui lascerò perdere la classe dirigente di un paese per intrattenermi sul popolo. Siamo noi, in fondo, che alimentiamo la sregolatezza di chi ci governa. Siamo noi, con i nostri retaggi personalistici a pretendere per noi il favore e per gli altri le regole. Che tristezza osservare con quale accanimento ci si schianti sul ministro Cancellieri o De Girolamo piuttosto che Alfano o vattelappesca. Non che non abbiano responsabilità, per carità. E lungi da me, in questa sede, stabilire se hanno colpe o meno, a quello ci pensa prima il Parlamento, poi la magistratura. Ma è triste, dicevo, osservare le dinamiche – classiche – della trasfigurazione della responsabilità. Noi siamo bravi a giudicare, ad additare, a scaricare barili: “Abbasso i politici”, senti in giro ormai da chiunque. Il problema è che forse non riflettiamo sul dato che se quelli, i politici, commettono errori non lo fanno da soli. Spesso siamo noi stessi che pretendiamo che si mettano a nostra disposizione barattando sacchetti di voti. Tecnicamente si chiamerebbe voto di scambio, ma vallo a dimostrare. Anni di indagini ci vorrebbero, e chissà.. Giovedì sera Marco Travaglio, per esempio, diceva che “La giustizia da lontano fa paura, da vicino fa ridere”.

Il paradosso di questi anni di profonda crisi? Vale tutto, caro amico, vale tutto. Discussioni infinite sull’euro, sull’Europa (ora persino la Troika, il nucleo ‘punitivo’ della Commissione europea, è sotto inchiesta), sulle relazioni pericolose di presidenti, sul lavoro barattato con promiscuità di ogni tipo, sulle connivenze elettorali e sulle concussioni affaristiche, sugli abusi edilizi e sull’abuso di potere.. girati caro lettore, alza lo sguardo e ovunque tu sia mentre leggi, guardati intorno. Posa gli occhi sulla prima cosa bella che hai di fronte, se la trovi sei fortunato e goditela. Se non la trovi sei messo malaccio. In tutto questo sappi che una crisi così profonda ha contribuito a divaricare la forbice sociale e a rendere i capitali più forti e le braccia operaie più deboli. Se resti con le tasche vuote puoi adoperarti – anche – per fare lavoretti a nero. Ma se resti senza braccia che farai? Una nazione che non riesce a garantire i bisogni primari è un paese che resta impalato, come Gesù Cristo (solo che lui era divino, noi saremmo carnali). Il nostro promontorio mediterraneo, il nostro stivale naturale, fa gola al resto del mondo tranne che a noi. Ci accontentiamo delle raccomandazioni. O delle scorciatoie. Siamo sregolati, sfascisti e pidduisti. Ci piace il proibito e non amiamo fare le cose in regola: dobbiamo sentirci onnipotenti e impuniti, perché così possiamo dimostrare di essere qualcuno.

Le raccomandazioni, però, ormai non valgono più niente. Figli, nipoti, amici e compagni di merenda stanno sperimentando sulla propria pelle che da ‘rubare’ non ce n’è più, il fondo del barile si sta consumando, e che c’è bisogno di azzerare i clientelismi per ripartire dai clientelismi. Ovvero: familismi sì, ma non allargati. La pagnotta si consuma e la Democrazia cristiana sta ancora riorganizzandosi.

In un clima di confusione tale vale tutto, dicevamo. Pure gli arrangioni sopravvivono.. quelli che sbarcano il lunario raccogliendo soldi pubblici per manifestazioni pubbliche, ma a beneficio di bilanci privati. Cioè delle loro tasche. Raccolgono fondi per cause umanitarie, ma non le destinano mai.. forse se ne dimenticano. D’altronde occorre campare ogni giorno.. Oppure quelli che approfittano delle disgrazie pubbliche per fare campagna di comunicazione. Gli sciacalli, insomma, non sono mai morti. Vedi L’Aquila, del resto.

Sorrido, infine, se penso a chi, prima di me, scriveva queste parole: “Essere giornalista per me significa essere disubbidiente. Ed essere disubbidiente per me significa, tra l’altro, stare all’opposizione. Per stare all’opposizione bisogna dire la verità. E la verità è sempre il contrario di ciò che ci viene detto” (Oriana Fallaci).

[Marilena Rodi su un settimanale locale del 18 gennaio 2014]

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