LE ANIME NOTTURNE E SPIETATE DI VIOLA

Viola a Rutigliano

Scostante, meticoloso e spietato. Si aggira nelle vite urbane spiandole: le osserva di sbieco e ne cattura il fotogramma, poi le maltratta, le spezzetta, le ricompone. Non lascia nulla, prende tutto. Anche quello che non gli piace. Alessio Viola è uno che nella vita ha fatto di tutto, dall’operaio al professore, al militante politico all’oste al giornalista. Non ha mai svestito le ‘tute blu’ e non sopporta i radical chic. Ha esercitato molte vite e questo gli consente di entrare nel sottobosco identitario. Il buio lo accompagna nella sua visione della vita, delle relazioni e della fantasia perché non si aspetta di vedere la luce, ma si aggira a suo agio – come il protagonista della storia che racconta per Rizzoli – al limite tra le tenebre e l’alba, laddove i confini sconfinano nell’immaginario. Se “pensare è speculare per immagini”, ovvero investigare le scene quotidiane, Viola darebbe all’immaginazione – come un ermetico – la sua potenza espressiva nell’elaborazione del pensiero. L’intelletto o è fantasia o non esiste senza di essa. “Ero convinto d’aver scritto un trattato di filosofia sul bene e il male, e invece ho scoperto di aver scritto un noir. Almeno così mi ha detto Rizzoli”. In queste sue parole, riferite la settimana scorsa a Torre Belvedere durante la presentazione del suo libro ‘Dove comincia la notte’, vi è il pathos esistenziale dell’autore che non sceglie il suo attore, ma lo consacra a emblema di una normalità umana feroce, intrisa di dualismi morali. Un poliziotto è tutto quel che riesce a ricavarne come mediazione. Un poliziotto che gli ricorda le forze dell’ordine che frequentavano la ‘sua’ Taverna del Maltese e le anime in pendenza sullo specchio delle qualità.

“È tutto vero – dice – solo romanzato un po’”.  Inaugura una ‘serie barese’? “Mah, non so – dice – sono contrario ai generi”. Dal profilo dark della malavita barese, cuore pulsante del suo libro, si passa attraverso un filo rosso sottile quanto tagliente che squarcia le nostre difese ideologiche, al sottobosco promiscuo e lussurioso della Bari-bene degli anni Novanta. Viola ha osservato le vite che si alternavano al bancone del suo locale notturno – lui che la vita notturna l’ha ingoiata – e ne ha registrato le ombre.

‘Dove comincia la notte’ non è solo il titolo della sua fatica editoriale. Un po’ rende l’idea dei confini che non esistono. Il sole cala e l’ora crepuscolare annebbia un po’ la vista.

Sprezzante, cinico, spietatamente realistico, Viola ha confezionato un ‘encomio’ cronachistico delle aule del tribunale penale, laddove la notte è già calata d’un pezzo. Ha letto migliaia di pagine di atti e verbali e – talvolta corrucciandosi – si è scontrato con quella banalità che diventa la chiave di lettura della sua città. Bari è bene e male.

Viola, editorialista de Il corriere del Mezzogiorno, porta alla luce aspetti di quegli anni che ormai gli adulti tendono a dimenticare e che i giovani non conoscono nemmeno. ‘Poggiofelice’, un residence edificato in occasione dei mondiali del 1990 e poi abbandonato (oggi è un luogo che ha subito una rigenerazione urbana) nel libro è il quartier generale della nuova malavita barese di allora: un complesso di villette cooptato dai fuoriusciti da ‘Barivecchia’ e messisi in proprio con lo scopo di spartirsi la provincia. E Rutigliano è un pezzo di provincia, il cui passaggio ha ancora tatuato sulla pelle urbana.

Gli intrecci si infittiscono, si intersecano con la quotidianità delle professioni e svelano la normalità con la quale la rete del ‘male’ si annida nel respirare giornaliero: nulla accade se non disciplinato dal codice del malaffare. Sul palcoscenico della drammaturgia verista di Viola si alternano sbirri e spacciatori, ‘famiglie’ e amanti, prostitute di alto borgo e uomini di chiesa.. l’autore vede, legge, e non risparmia alcuno. Nemmeno se stesso, che stacca dalla scrittura pur restandone macchiato. “Se ‘Dove comincia la notte’ dovesse divenire film – aveva confidato ai nostri microfoni – spero che lo sbirro sia interpretato da Alessandro Haber, mentre scrivevo pensavo a lui. Che sono anche un po’ io”.

Un giornalista di cronaca nera spesso si apparenta ai personaggi di cui racconta, nel pensiero, perché deve anticiparne le mosse e decodificare le dinamiche malavitose. Meglio di un sociologo o di uno psicologo, che certe ‘solitudini’ le studiano solo nei libri. Ecco, Viola è in grado, nel libro, di rendere la periferia umana protagonista nella normalità.

Alla presentazione c’erano anche Marco Guida, giudice per le indagini preliminari della Procura di Bari, e Antonio Petruzzelli, avvocato criminologo. “Un po’ di fastidio l’ho provato – ha detto Guida con malinconia – quando ho cominciato a leggere il libro, ma poi la storia intima l’ho trovata coinvolgente. Alle volte, con tutto quello che vedo, mi verrebbe voglia di scrivere. Raccontare. La realtà supera di gran lunga la fantasia”. “Ho ripensato ai giovani che ho assistito – ha invece commentato Petruzzelli, che nella storia di Viola ci ha ritrovato la sua esperienza – alla microcriminalità a caccia di gloria, alle famiglie e al destino segnato di queste persone. E poi ho pensato alla giustizia e ai metodi investigativi: il poliziotto di Viola mi ha ricordato il maresciallo Romanazzi e le sue indagini vecchio stile..”.

Marilena Rodi

(da settimanale locale del 6 feb 2014)

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...