Del perché siamo così ignoranti

arte

“Se il mondo fosse chiaro non esisterebbe l’arte”, diceva Albert Camus, uno dei filosofi più arguti di inizio secolo. Nel novembre scorso avrebbe compiuto 100 anni, ma un ‘incidente’ non gli permise di proseguire la sua opera di sensibilizzazione su materia quali l’ipocrisia, la coscienza, la spiegazione del mondo attraverso le arti, il lavoro e la dignità di poter esercitare la libertà di pensiero e di parola. Restituiteci il Medioevo, quello vero, mi scapperebbe da dire oggi, che siamo nel 2014 e siamo più schiavi di quegli uomini che furono forzati dalle manette ideologiche dell’obbedienza. Allora era la Chiesa cattolica a imporre le liturgie religiose; oggi siamo limitati dagli interessi di chi deve ricavare economia dalle proprie azioni. Pensiamoci: quanti di noi sono realmente in grado di scegliere la propria professione? E quante volte deve intervenire il ministro dell’istruzione per ridisegnare i percorsi scolastici perché quelli esistenti si fanno obsoleti dopo pochi anni?

Se è vero che assistiamo a uno svuotamento degli istituti tecnici e persino dei licei, vediamo – altresì – il sovraffollamento degli istituti professionali. Dignitosi per missione e rispettabili per vocazione, ma limitanti per lo sviluppo culturale di un popolo. Se devo imparare ad aggiustare una lampadina dell’auto non mi serve – oggettivamente – sapere che auto guidasse o preferisse Che Guevara e oggi Angela Merkel. Ma se fossi un elettrauto avrei osservato con attenzione se il primo scegliesse la bicicletta per muoversi e la seconda il Volskwagen. Prima cosa perché ‘Il Che’ veniva da una tradizione comunista, quindi comunitaria, cioè senza orpelli e comodità lussuose. Frau Angela (di matrice calvinista) ha puntato sul rilancio economico, quindi dovrebbe scegliere ‘un’auto nazionale’, di bandiera. In base a questo – se fossi elettrauto – dovrei riflettere sul mio voto. Cioè a chi affidare il mio mandato elettorale. Non una scelta di pancia, solo. Epperò a scuola per diventare elettrauto non mi hanno fatto studiare filosofia politica o del diritto, quindi non ho strumenti per discernere. Devo accontentarmi di guardare la tivvù, appannaggio di personaggi politici contemporanei che dell’arte della retorica Ciceroniana, ormai, conservano ben poco. Forse nulla, o forse non sanno nemmeno cos’è.

Il popolo conviene alimentarlo con ‘Drive in’ o ‘Il pane quotidiano’, perché così se ne potranno gestire i pensieri e le credenze. Ai tempi del Medioevo, per dirne uno, la scrittura palese non era consentita: occorreva conoscere l’arte della metafora per poter comunicare la storia contemporanea. Questo significava sforzarsi di decodificare i linguaggi imperiali o clericali e tradurli, magari, utilizzando le allegorie che avrebbero concesso di capirne i messaggi. Non avremmo avuto Carlo Goldoni o Giordano Bruno, o Alessandro Manzoni o Francesco Petrarca e via dicendo. Grandi letterati che oggi ancora studiamo per gli aspetti valoriali che ne ricaviamo alla luce degli studi e degli approfondimenti che solo chi può affronta (non scordiamo che i poveri, allora, dovevano farsi preti se volevano studiare). La scuola pubblica – e tantomeno quella privata, non credete – insegue tragicamente l’attualità tentando di rattoppare quel che gli sviliti politici non sanno guidare: la cultura di un popolo.

Poi, però, assistiamo a un fenomeno curioso: nei social qualcuno si ricorda che la storia dell’arte è stata ‘debellata’ dalle materie d’insegnamento e scoppia il virus dell’indignazione. Come siamo strani. Un popolo che non decodifica la letteratura, l’arte, il teatro, il cinema, le poesie, è un popolo che non comprende, che non sa leggere e che naviga nell’ignoranza.

“I borghesi sono i farisei, i sepolcri imbiancati della nostra epoca”, ripeteva Camus. Dove farisei sono coloro che esercitano l’ipocrisia delle brave persone e nell’intimo sono corrotte dal profumo della viltà. Ci resta, per ora, un paradiso di zombi d’avorio, senza volto e senza ombra: perfetti anonimi trascinati dal vento dell’ipocrisia senza coraggio d’espressione.

[Marilena Rodi su settimanale locale]

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...