TI MANIPOLANO IL CERVELLO: TI PIACE?

rivoluzionari

La furia grillesca sta nel Parlamento come l’esaltazione della democrazia. Ed è subito fuga. Oltre un anno fa, ben prima della tornata elettorale, scrivevo dell’onda mediatica che aveva invaso il paese e che gli elettori si sarebbero trovati a scegliere tra la rivoluzione linguistica di Beppe Grillo, la retorica di Antonio Ingroia, la fierezza intellettuale di Oscar Giannino e Mario Monti.. e la delega. Ovvero laddove si gioca la partita della cattura del voto. Cosa è rimasto di quella partita? La retorica di Ingroia non l’hanno capita in molti; la fierezza intellettuale è passata per inganno o snobbata perché ‘saliva’ troppo in alto per il popolo; e la delega ha fatto il resto. Poi la rivoluzione con la matita nelle urne e la battaglia nello streaming durante gli incontri ufficiali ci portano alle considerazioni attuali. Un’Italia che rincorre il benessere senza sapere esattamente cosa sia. La consapevolezza fa la differenza. E gli italiani non sono consapevoli perché è davvero facile plasmare le idee e manipolare i pensieri. “A parte i nostri pensieri – sosteneva Cartesio – non c’è nulla che sia davvero in nostro potere”. Or dunque, se è così semplice definire il nostro popolo come ‘di voltagabbane’ è innegabile che non vi sia, di fondo, un tratto caratteriale emergente.

Ma ohibò, l’oggetto del contendere attuale sta nella valutazione dell’azione del movimento dei cittadini coordinati da Grillo e Casaleggio a confronto con il giovine italico fiorentino. «Ebbi a lottare con il più grande dei soldati, Napoleone. Giunsi a mettere d’accordo tra loro imperatori, re e papi. Nessuno mi dette maggiori fastidi di un brigante italiano: magro, pallido, cencioso, ma eloquente come la tempesta, ardente come un apostolo, astuto come un ladro, disinvolto come un commediante, infaticabile come un innamorato, il quale ha nome: Giuseppe Mazzini». Nella storia vi è sempre una risposta, non c’è nulla che accada che non sia già accaduto; cambiano le persone, cambiano le forme, le strutture, le sovrastrutture. Ma la sostanza è sempre la stessa. Le parole succitate sono di Klemens von Metternich, cancelliere austriaco che non vide per un soffio l’unità d’Italia.

Non intendo evocare parallelismi arditi tanto meno collegare i personaggi attuali con quelli storici, ma dalle vicende belliche si dovrebbe trarre insegnamento per dominare le contese, le rivalse, le diplomazie, la storia stessa. Renzi ha scritto una pagina – per molti criticabile per altri dovuta – della storia italiana, ma non è stato incostituzionale. A dicembre, dopo la sentenza di bocciatura del Porcellum, scrivevo che l’ennesimo palliativo era stato servito. A farla da padrone l’ignoranza. “Ogni membro del Parlamento – sancisce l’art. 67 della Costituzione – rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”, sicché la democrazia rappresentativa (quella che abbiamo in Italia è democrazia parlamentare) è una forma di governo nella quale gli aventi diritto al voto eleggono dei rappresentanti per essere governati. E – inoltre – il vincolo di mandato degli eletti non è imperativo (cioè direttamente responsabili nei confronti dei loro elettori e con il dovere di conformarsi alla loro volontà, tanto che, in caso contrario, possono essere dagli stessi revocati). Il mandato previsto dalla nostra Carta costituzionale – come sancito – è “senza vincolo”, cioè l’eletto riceve un mandato generale dai suoi elettori, in virtù del quale non ha alcun impegno giuridicamente vincolante nei loro confronti; cioè ancora, questi non gli possono impartire istruzioni né lo possono revocare, possono solo non rieleggerlo al termine del mandato. L’eletto, dunque, non ha alcuna responsabilità politica o giuridica nei confronti degli elettori. Detto questo, la rivoluzione berlusconiana dell’elezione diretta del presidente del Consiglio è una specie di trucco. Voti uno-prendi tutta la lista. E il colpo di spalla di Renzi a Letta (simbolicamente) suona la sveglia, ricordando che in Italia funziona ancora la prima Repubblica. Perché la Costituzione non è mai cambiata. Semplicemente. E le nostre menti – negli anni – sono state convinte a pensare che eravamo in grado di votare il nostro leader di governo, invece ci esercitavamo a legittimare un uomo politico cui è piaciuto avviare una sorta di rivoluzione copernicana che non si è mai compiuta. Del resto, da un’indagine di qualche settimana fa emerge un dato curioso: nel 2014 un essere umano su 3 – tra America ed Europa – crede che la Terra sia al centro del Cosmo e che il Sole giri intorno. Un dato che lascio a te, caro amico, valutare. L’influenza delle propagande politiche possono – e lo fanno – modificare le nostre credenze, il nostro modo di vivere, di pensare. Persino di amare. Quanti di noi amano uno status e poi, dopo anni, si accorgono di non riconoscere nell’oggetto amato la loro identità? La ricerca del sé – e dell’io – diventa imprescindibile per decodificare la giungla nella quale pensiamo di aver imparato a vivere.

[Marilena Rodi su settimanale locale del 1° marzo 2014]

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