SEGRETI E MISTERI DELLE ALLEANZE UMANE

mimosa 2014

“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”. Dante viaggia nell’Inferno quando pronuncia queste parole. Si trova nell’ottava bolgia dell’ottavo cerchio, dove sono puniti i consiglieri di frode. Correva l’anno 1300 ed era il 9 aprile, il sabato santo. Noi scriviamo oggi, 8 marzo, festa in cui si celebra il sacrificio delle donne operaie e l’emancipazione delle donne nella società. Quale la relazione?

La donna, biblicamente, è l’artefice dell’errore del primo uomo, Adamo. È la sua metà, il suo completamento, il suo bastone, la sua arma di difesa. Dietro un grande uomo, si dice, c’è una grande donna. Ma convivono in sé luci e ombre, conquiste e sconfitte. Umanità.

Così come nell’essere umano convive il desiderio di giustizia (declinazione femminile: la giustizia è femmina) e il desiderio di farsi giudice di fronte alla vita (declinazione maschile: il giudice è maschio). Nel mezzo c’è il bisogno di amore e di protezione. Tra la giustizia e il giudice, pensiamoci, c’è proprio il bisogno di essere difesi.. si arriva al giudice per mezzo della giustizia. Ma se quella giustizia fosse resa materiale, carnale, o fosse interpretata da un essere umano, non vi sarebbe dunque stortura? Un uomo non è la giustizia. Ma la giustizia si può esercitare per mezzo degli uomini. E se quegli uomini si avvalessero di virtù e conoscenza applicherebbero la giustizia.

No, non è un trattato filosofico. È solo un modo per ragionare sulle parole abusate dei nostri giorni. Di questi giorni pervasi tristemente da trasversalismi criminali e serpentini. Questa necessità di rendere circolare le alleanze criminogene. Il male, nella sua umiltà, confonde tutti. Uniforma. Rende simili. Perché se un uomo non ha un lavoro, un’indipendenza economica, una risolutezza mentale austera (che riviene dal grado culturale), una capacità di non adattare i suoi pensieri alla convenienza del momento, una rettitudine morale (che riviene dall’educazione), non è capace di cercare l’autonomia. Di sganciarsi dai simili che ritiene ‘il male’. Ma perché sganciarsi poi? Piuttosto lasciare che ci avvicini, quel male, che si lasci capire, che si lasci conoscere. Il desiderio di conoscenza è insito nell’uomo come il bisogno di alimentarsi. Che si tratti del sapere della geografia come dell’agricoltura come della politica. L’uomo, dunque, non nasce per restare bruto, rude e ignorante, ma per scoprire il sapere. Vi potrebbero, però, essere altri uomini interessati a somministrare culture omologate. A dare in pasto al popolo saperi simili attraverso gli strumenti di comunicazione. A utilizzare quegli strumenti di comunicazione per diffondere un modus vivendi. O pensandi.

Si chiama manipolazione.

Mussolini usò la radio. Berlusconi usò la tivù. Grillo usò il web.

Gli strumenti cambiano, ma la sostanza – il potere di influire sulle menti – resta.

Tante volte mi sono intrattenuta a ripetere che la storia si ripete. Tante volte ho cercato di sensibilizzare il lettore sul pericolo dell’ignoranza. Ma la sensibilità è il grado elevato dell’intelligenza, che significa ‘in-te-leggo’: leggo dentro di te.

In quanti si ‘sforzano’ di leggere negli altri? Ciascuno è preso da se stesso, sta da solo sul cuore della terra, affaccendato a sopravvivere.. (trafitto da un raggio di sole). Poi scopre che la vita è trascorsa tra sacrifici e inutilità e perisce (ed è subito sera). Di che si è arricchito?

Le menti più scaltre riescono ad allearsi. Perché ‘stare’ dentro un sistema di intelligenze (dentro, cioè, un gruppo di persone che riesce a guardare negli altri) è proficuo: si riesce ad ottenere favori dentro il gruppo e fuori. Casta, l’avevano definita Rizzo e Stella, qualche anno fa. In gruppo si sta meglio che soli. Ci si protegge. Si attacca. Si condivide, che in altri termini è ‘dividere con’. Si fa parte della stessa famiglia pur conservando il proprio cognome, si viaggia sulla stessa barca pur possedendo ciascuno la propria cabina. Ciascuno con la propria porzione di spazio. Ciascuno con l’interesse di conservare quello spazio. A che serve, dunque, lamentarsi delle lobby, quando nel quotidiano, ciascuno, ha uno spazio da salvaguardare?

Poi il reticolo di relazioni, amicizie, protezioni, alleanze.. servono a rendere tutti più simili. Più simili nei valori della tutela delle persone.

E vi riempiono la testa di chiacchiere.

Politica, si chiama..

[Marilena Rodi su settimanale locale dell’8 marzo 2014]

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