‘FERITE A MORTE’, RISORGONO PRIMA O POI

scarpe rosse

“Nessuno può farvi sentire inferiore senza il vostro consenso”. Eleanor Roosevelt, first lady negli anni tra il 1933 e il 1937, fu tra le prime femministe e lottò tutta la vita per la tutela dei diritti civili. Moglie del presidente Franklin Delano Roosevelt, padre della new deal, fece una scelta simbolica, quella di opporsi all’emendamento per la parità dei diritti, poiché esso avrebbe impedito al Congresso e agli stati di promulgare leggi speciali a protezione delle donne lavoratrici. Ricorda qualcosa?

La polemica di quest’ultima settimana, concentratasi sul pro e contro la parità di genere nelle liste elettorali, è somigliata più a una strumentalizzazione che una seria discussione intorno all’annosa questione “donne in politica”-“egemonia maschile”. Un brivido mi percorre mentre scrivo questo: l’Italia non è mai stata – e mai lo sarà – una nazione per donne. Abbiamo il monarca nel cuore. Speriamo nell’uomo forte. Nel messia che toglie le castagne dal fuoco. Perché abbiamo bisogno di poter dire: “È stata colpa sua”. Meglio uno scarica-barile che una decisione sofferta. Laddove la politica (in teoria) sarebbe proprio la capacità di gestire scelte difficili.

Le donne sono esseri inferiori o meritano pari dignità? No, perché se non riusciamo a ragionare nemmeno su questo è tutto tempo perso. Appunto. E io non ne perderò a ripetere cose già dette, scritte, relazionate e contestate. Sono una donna che vive questa società, in questa epoca e con questi uomini. Sono una donna che deve confrontarsi h24 con gli uomini e con loro tentare soluzioni, compromessi leciti e battaglie di idee. Se manca la pari opportunità di guardarsi negli occhi per – anche – contestarsi, che razza di mondo sto popolando e alimentando? Fintanto che lo sguardo resta all’altezza degli occhi.

Cosa è semplice? Nulla.

Cosa possono fare le donne? Troppo. Alle volte male.

Federica Gagliardi. Chi è? Donna alla ribalta delle cronache delle ultime ore. Beccata con 24 grammi di droga. Una donna, dicono, vicina a un personaggio politico noto. Va be’.

Alessandra Mussolini. Nomen omen, nel nome il ‘presagio’. Vittima dei rotocalchi per via della brutta vicenda che ha coinvolto il marito: sfruttamento della prostituzione minorile nella misura in cui ne ha fatto ‘uso’. Va be’.

Maria Elena Boschi. Neo ministro della Repubblica. Musa ispiratrice di satire di opinabile gusto. Va be’.

Laura Boldrini. Presidente della Camera. La querelle su ghigliottina e stupri è passata alla storia del Transatlantico. Va be’.

Nica Lilli. Consigliera di minoranza in consiglio comunale a Casamassima (ombelico del mondo). Unica donna in assise e unica donna segretario di partito. Ha subito umiliazioni di non poco conto quando è stata invitata dai colleghi uomini a occuparsi delle faccende di casa. Va be’.

Poi c’è Nina. Emerita sconosciuta. La cui identità ignoro. Protagonista del libro-testimonianza di Patrizia Rossini. Maltrattata da un padre manesco e oppressore, e da compagni che l’hanno sfruttata sessualmente o abbandonata. Ignorata da una madre ‘bionica’ intenta solo a curare la sua estetica. La cui storia è iscritta come un solco identitario nell’anima di una maggioranza silenziosa di donne che popolano questa Italia, nostra, bella, femmina, ma così tanto umiliante e alienante. Donne che non dicono, che cercano riparo nel silenzio o nella speranza di morte.

Non tutte hanno il coraggio di sfidare uno sguardo. Non tutte riescono a smarcare la loro forza dalla sottomissione psicologica. Eppure le donne possono essere forti. Tenaci.

Un universo complicato di emozioni e sentimenti, sempre in conflitto con il proprio io mascolino e l’arte della seduzione. Fin dove è lecito adoperare armi non convenzionali? Fin dove è concesso di innamorarsi del potere? Fin dove è scontabile il processo prigioniera-carceriere? E dove rintracciare l’intenzionalità di invadere un territorio comune con l’obiettivo di conquistarlo?

Si dice che l’uomo sia interessato a essere il primo nella vita di una donna, ella, invece, tende a essere l’ultima. Sesso o vita di coppia, il limes è così tenue.. tutto si mescola, si interseca, si sovrappone, si confonde. Gli umori diventano ribalta, oppressioni, malintesi, complicità, devianze, sinuosità intellettuali. A volte ci scappa anche l’amore.

Come per Nina, che mette un punto alla sua vita e va a capo.

[Marilena Rodi su settimanale locale del 15 marzo 2014]

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