IL GELO E GLI ORRORI DELLA CAMPAGNA ELETTORALE

schittulli-emiliano-cassano

Finché vivremo per l’immagine che di noi stessi proiettiamo, saremo forse ben lontani dall’intendere la nostra ombra. Di per sé pare un ossimoro, in fondo entrambe le trasposizioni potrebbero riguardarci tanto da rappresentare una preoccupazione. Se ci proiettiamo lo facciamo verso gli altri, se l’ombra ci riflette denuncia la nostra sagoma.

Le ombre sono i nostri perimetri, ma “la nostra personalità sociale – come piaceva ripetere Marcel Proust – è una creazione del pensiero altrui”.

Così accade in campagna elettorale. Si vive di proiezioni, costruzioni dell’immagine, comunicazione politica, messaggi propagandistici, menzioni a effetto, citazioni illustri e favolistiche, occasioni parolaie demagogiche, ripetizioni infinite di concetti (che sono sempre gli stessi perché nulla si crea ma tutto si trasforma) e via cantando.

C’è chi sceglie di offrire un’immagine di sé vincente, da grande manager che impugnando decisioni e pianificazioni –manifesto di paola non essendo abituato a perdere – si ritrova a fare i conti con la percezione (da parte del popolo) del ‘bullo’.

decaro-boschiC’è chi offre focaccia e biciclette e fantastica in compagnia di vip di governo sul futuro della pianura, rasentando il paradosso istituzionale.

C’è chi interroga in stile inquisitorio, scartabellando nelle carte passate di chi ha già governato e si ripropone, e lo fa persino incontrando, in campagna elettorale, i suoi stessi inquisiti.

C’è chi lancia il sasso e nasconde la mano, salvo poi trovarsi sbattuto fuori “dalla rete”. Volontà superiori..

E poi, infine, c’è chi sta nelle rappresentanze ‘minori’, quelle tra le persone per bene e gli intellettuali, che parlano di democrazia e sovranità (argomenti vetusti e lontani anni luce dai guai quotidiani della gente).

Poi – e qui la proiezione della propria immagine dà il meglio di sé – si scelgono strategie visive assai opinabili: c’è chi fa il vezzo al film ‘Amici come noi’, chi sbaglia di proposito la sintassi sui tabelloni pubblicitari. di paola 2

Insomma, questa campagna elettorale barese sta offrendo le ombre mediocri della creatività. Di quella per le elezioni europee: “non pervenuta”. Pressoché inesistente.

Poi l’endorsement dei quotidiani nazionali: “È inconcepito che Decaro non diventi sindaco”. Facendo il verso a Checco Zalone.

digeronimo

Contenuti? No, quelli non servono. Neppure quando durante i confronti tra candidati (ce n’è uno ogni settimana) i cittadini, con l’irruenza di chi non ne può più di ascoltare solo frasi di circostanza, irrompe nella conversazione moderata dal giornalista di turno e “gli sbatte in faccia” i problemi reali delle persone. Per esempio le barriere architettoniche e gli impedimenti – per anziani, bambini, mamme, portatori di handicap – che si frappongono tra chi deambula regolarmente e chi, invece, deve fare i conti con protesi di vario tipo per vivere la città. Non sempre, del resto, riuscendo a farlo.

Sono i problemi concreti da una parte.

Sono le ripetizioni a loop dall’altra.

Sono i video ‘Happy from..’ da una parte.

Sono lo sconcerto della gente che non arriva a fine mese dall’altra.

Questi video, questa specie di virulenta ossessione del ballo in piazza, ha già fatto il suo corso. Perché le persone che non riuscivano a mangiare prima di Happy non mangiano nemmeno dopo.

E intanto la politica pianifica affari e poltrone..

Così, come è sempre stato.

[Marilena Rodi su settimanale locale]

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