SE LA PASSIONE (POLITICA) SI SPEGNE

Le dotte citazioni, in certi casi, non restituiscono l’idea delle privazioni che un uomo o una donna in politica affrontano quotidianamente. Politica è sacrificio, non soddisfazione personale. Politica è servizio, non appagamento. Politica è rassegnazione, non imposizione. E politica è costruzione, non scorciatoia. Perché saremmo in democrazia, cioè in quel ‘regime’ totalitario che è l’egemonia delle minoranze. Pur se i numeri si contano in maggioranza. Blatero, penserà qualcuno. Può essere. Ma ogni volta che vivo dentro una campagna elettorale registro e rielaboro le energie che muovono le persone a mettersi in gioco e non posso fare a meno di aggiungere un pezzo al mosaico.

Il mappamondo delle relazioni si ridisegna: come se avvenisse una nuova geografia, come se un nuovo big bang resettasse il mondo e lo proiettasse in un’altra galassia.

Chi sceglie di vivere nella politica deve mettere in conto che non lo fa per se stesso(a), ma per quelli che rappresenta. Sono i voti di cui è andato a caccia che lo tengono in piedi. Sono le persone che hanno riposto il loro voto nelle sue mani ad avere il diritto di opzione morale. Sono quelli che hanno creduto nei tuoi comizi, nelle tue spiegazioni sul programma di governo, nella tua capacità oratoria, nella tua voglia di fare qualcosa per loro, nella tua responsabilità e nella tua decisione di prendere la croce e portarla.

Certo, la politica non è la vita. Ma dalla politica ci si ritira con dignità, non fuggendo come un ladro. Sarà quando verrà anteposto il ‘noi’ all’‘io’ che i nostri politici capiranno che il loro mandato è anche il nostro.

Da settimane assisto alla solita giungla di loghi, manifesti, frasi a effetto, promesse cariche di sentimento, confronti in cui volano gli stracci, botta e risposta sui social, serpentini tentativi di appioppare agli avversari le proprie fesserie o mancanze. E poi le invenzioni più creative che rasentano il delirio. In campagna elettorale vale tutto: “la guerra è guerra”.

Sono gli ultimi scampoli, li vedi e ti paiono tanti robot, ripetono a loop dichiarazioni al vetriolo e si guardano con sospetto. I candidati si aggirano nei quartieri, nelle vie, nei locali: sono ovunque occorre esserci per farsi vedere. La corsa all’ultimo voto non si esaurisce nemmeno davanti all’urna. Poi penso a chi, altrove, ha traguardato l’arrivo, a chi arrivato al capolinea della propria avventura politica. È un attimo: vedo la campagna elettorale e vedo la fine della storia.

Come una relazione d’amore. All’inizio ci si incontra per caso, ci si adocchia, ci si piace. Il colpo di fulmine? Be’, le relazioni a mio avviso nascono tutte illuminate da un lampo. E poi il corteggiamento, quel sentirsi vicini anche se lontani; la densità del pensiero azzera le distanze. E niente, poi – prima o poi – l’innamoramento acceca la conoscenza e ci si lascia cullare dalle piacevoli sensazioni del ‘sentirsi amati’, cercati, coccolati. Una condizione nella quale chiunque si dondolerebbe vita natural durante. Poi l’asprezza del malumore pervade il nostro senso quotidiano. Che è accaduto? La routine, i problemi, i sacrifici, le schiavitù morali e psicologiche.. benvenuti nel deserto della solitudine. Quello che avevamo inteso non è più: delusione. Il compagno di viaggio forse non è come ce l’aspettavamo. Le risse verbali si scatenano perché non si ha la forza di tacere, di aspettare, di moderare le proprie aspettative. Ci aspettiamo sempre qualcosa in più dagli altri rispetto a quanto chiediamo a noi stessi.

Una lacrima può segnare un volto, un dolore può graffiare un cuore. Una parola è come pietra scagliata contro un vetro. Tutto si infrange nell’amarezza di una frustrazione.

Supera il deserto della solitudine chi impara a convivere con essa, ad accettare di sé quello che si è senza dover dimostrare agli altri di essere stati capaci, perché in verità siamo alla ricerca di noi stessi. L’autore persuaso di essere invisibile, cioè l’io.

Così la politica. Se la passione si spegne è solo frutto della bruciante delusione di non essere stati in grado di dimostrare agli elettori di aver meritato il loro consenso. Mentre è verso se stessi che si prova l’ardente insoddisfazione di non essere stati all’altezza. Perché la sconfitta non è il non aver raggiunto un obiettivo, ma è il non essere stati in grado di costruire la strada per raggiungere quell’obiettivo. Non c’erano gli strumenti per costruire la strada: mancavano le conoscenze tecniche, geologiche, geometriche, sismiche, un maestro che insegnasse a lavorare la pietra e a impilarla..

Non ci si improvvisa amanti, e nemmeno politici.

Marilena Rodi

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