SE LA DIVERSITÀ UCCIDE LA POLITICA

pci donneChi l’ha detto che i problemi di oggi sono i problemi di ieri? Genio, ma non incompreso. Finché tutto resta immutabile la ragione di vivere fomenta anime e cuori e la verga della quotidianità disillusa proietta inevitabilmente verso la speranza disperata. La diversità ammazza la politica, ammazza la quotidianità, ammazza gli ideali. Di che ci nutriremmo se davvero i problemi dell’umana ragione fossero risolti? L’uomo vive di futili rincorse e la donna di inutili battaglie. Nel 1979 (anno del manifesto che pubblichiamo) il genere femminile reclamava parità nel lavoro, dicevano basta alla violenza, speravano di entrare nel governo del paese, chiedevano rispetto della loro personalità. Sembra oggi.

Domenica scorsa gli italiani hanno espresso il loro voto per eleggere il Parlamento europeo; in molti comuni sono state rinnovate le cariche amministrative. Quest’anno si votava con la novità della doppia preferenza, ma ha funzionato poco. Anzi, quasi per nulla. I candidati hanno fatto campagna elettorale per se stessi come in passato disinteressandosi della doppia opportunità, e le donne – come in passato – sono rimaste fuori dalla competizione. Ma il paradosso di tutto ciò è che a Bari il candidato più suffragato è proprio una donna nelle file del centrodestra (polo notoriamente non così attivo dal punto di vista ‘femminista’). C’è stato tutto e il contrario di tutto.

Se il Pd è la nuova Dc (e da queste colonne alla vigilia del governo Letta l’avevamo anche anticipato) e rastrella consensi trasversali grazie al leader fiorentino, quaggiù il voto amministrativo si è un po’ frammentato. Il Pd non è stato così ‘alto’ e alcune amministrazioni già in mano al centrosinistra hanno cambiato colore (andando oltre il previsto in termini di consensi e direttamente al primo turno). Ciò che non è accaduto a Bari. E scusate se è poco: avevo ipotizzato con largo anticipo che Antonio Decaro non avrebbe chiuso la partita senza il ballottaggio. Cosa è accaduto? Se Di Paola non è stato sostenuto nemmeno dalla sua coalizione, Decaro subisce il fuoco amico occulto. Tuttora. Salvo chiari accordi nero su bianco con alcuni alleati. E sempre che venga confermato l’appoggio esterno degli avversari.

La politica. Croce e delizia del popolo italiano, che ogni giorno si intrattiene davanti alla tv a drogarsi di talk show, si incazza per la gestione fallimentare della nazione e per la mancanza di visione, ma poi smette di credere anche in Grillo. La debacle grillesca è da intendersi né più né meno come la sindrome di Stoccolma del nostro dna. Chi alle politiche aveva votato per il Movimento 5 stelle stavolta ha scelto di non votare o dare fiducia a Renzi. L’astensionismo è cresciuto e Berlusconi non ha fatto campagna elettorale. E il dato dell’assenteismo alle urne è il dato più importante per chi fa analisi del voto. Il mondo di sinistra – per posizione ideologica – voterà a prescindere, quindi è più o meno semplice calcolarne le potenzialità; il mondo moderato è oscillante, e stavolta una parte si è spostata verso il Matteo nazionale, ma un’altra parte è rimasta alla finestra in attesa di capire chi sarà il nuovo leader. Fitto? Marina? Se dovessimo giungere a un faccia a faccia Matteo-Marina sarà assai curioso aspettare i risultati.. e il cavaliere lo sa. Giusto il tempo di finire il servizio sociale.

Ciò che vibra come una nota stonata è il flop di Massimo Cassano, almeno dalle parti nostre: da 600 preferenze a 62 lo sbalzo non è proprio una passeggiata. A prescindere dallo schieramento, il Nuovo centrodestra, che non ha brillato e che farà la fine di Fini.

I dati stavolta dovranno essere rivisti e ristudiati con cura, perché quello che ha vinto davvero è lo stato di bisogno degli elettori. “Se ti voto che mi dai?” stavolta ha raggiunto percentuali ragguardevoli e in molte urne ha fatto da padrone, non la differenza. Quella differenza l’avremmo letta con occhio politico, invece queste elezioni sono state molto poco politiche e lo specchio di una società in navigazione in mare aperto, senza bussola che funzioni e in preda all’ansia da prestazione. Tutte energie sprecate.

Non è un buon momento per andare a votare.

Marilena Rodi

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