HO IMBRACCIATO LE ARMI ANCH’IO, SÌ

[pubblico questo post – in deroga alle abitudini non localistiche che contraddistinguono questo spazio – solo per dare visibilità a una posizione personale assunta mesi addietro. Si tratta della risposta pubblica a un lettore che mi ha chiesto in più occasioni di tornare al mio posto, quello di direttore editoriale di una testata locale]

***

Cosa si aspettava di diverso? Hanno depredato il mio paese..

di Marilena Rodi

Gentile Vito Cassano, Elisabetta I d’Inghilterra, durante il discorso di incoraggiamento alle milizie inglesi a Tilbury l’8 agosto 1588 (se ha un po’ di passione per la storia verifichi a cosa corrisponde quella data tanto affascinante), annunciando che “Ho il cuore e lo stomaco di un re”, e motivando al suo esercito la difesa della patria e della monarchia, ebbe a dire: “Io stessa imbraccerò le armi, io stessa sarò il vostro generale, giudice e compensatrice di ognuno per le virtù dimostrate sul campo”. Andò a ‘sacrificare’ se stessa in mezzo al campo, per il suo onore e per la sua gente, perché – disse – “provo ribrezzo al pensiero che Parma o la Spagna, o qualsiasi principe d’Europa osi invadere i confini del mio regno”.

Era, appunto, il periodo di ostilità militare e politica fra inglesi e spagnoli. E con Elisabetta lo sviluppo culturale dell’Inghilterra vide brillare il teatro di Shakespeare e l’espansione colonica trovò in Virginia (nel Nuovo mondo) nuove sponde commerciali. A nessuno – aveva detto – avrebbe permesso di scipparle la sua terra.

In uno dei primi editoriali (quasi 4 anni fa) scrissi dell’“invasore” di Casamassima, ricorda? Ci capitò persino di commentarlo insieme. Non che avessi la palla di cristallo; sono solo un’attenta osservatrice e studiosa dei fenomeni sociali, oltre che cronista. Da allora, non lo si potrà negare, sono scesa in campo per difendere questo luogo. Con tutto quello che ciò ha comportato. Amici e nemici compresi. Non per consenso, ma per senso di bellezza. Sono un’esteta, amo la bellezza e la ricerco nei viaggi. Mi innamoro dei luoghi curati e li sogno per casa mia. Vorrei ascoltare un concerto sinfonico in piazza dove un pubblico educato sa applaudire al momento giusto e i cui i bambini seguono preparati e appassionati. Sogno vie urbane pulite e riparate. Casamassima in un circuito prestigioso di spettacoli teatrali, di iniziative culturali e di ambienti storici recuperati e valorizzati. Ma queste cose quante volte le ho ripetute?

Dopo quanto da me subito, cosa si aspettava che facessi? Mi son seduta sull’argine del fiume e ho atteso il cadavere. Ma no, non tornerò al mio posto. Non recupererò il mio incarico di direttore editoriale. Tanto per rispondere alla sua sollecitazione. Ritengo che la storia abbia una sua dignità e che gli eventi non si debbano e possano cancellare con un colpo di spugna. Che avremmo commentato, oggi, se Elisabetta, allora, non avesse calpestato il terreno dei suoi uomini? Vi sono episodi storici che lo diventano perché unici, e pertanto vanno stigmatizzati e rispettati. Quel 23 luglio 2014 resterà impresso nelle cronache di Casamassima (e dell’Italia, mi consenta) per la drammaticità della sua essenza. Mai era accaduto che un consiglio comunale monotematico fosse convocato d’urgenza il giorno prima per il giorno dopo per discutere di articoli giornalistici lesivi all’immagine del primo cittadino. Quando Putin fece imprigionare le Pussy Riot la notizia fece il giro del mondo e indebolì l’immagine del presidente russo. Persino i bambini lo seppero. E la vicenda sarà riportata nei sussidiari. Di cosa si discusse in quel consiglio comunale? Di quella solidarietà unanime al primo cittadino che dal 12 settembre 2014 (nemmeno due mesi dopo) non esiste più.

E allora, caro Cassano, questa edizione de La voce del paese è un po’ speciale per i contenuti, la invito a leggerli d’un fiato.

Quanto a me certamente continuerò a fare il mio lavoro con la passione e l’ardimento che i lettori e gli amici (ma anche i contatti virtuali del mondo della rete) mi riconoscono. Ho lasciato ad altri continuare un progetto editoriale avviato dalla sottoscritta in quel lontano 2010 quando partii da 2 fogli sbiaditi e una pagina web in costruzione, un solo collaboratore di redazione e un mondo cittadino da esplorare. Quello che vede oggi è il frutto di professionalità e dedizione, costanza, determinazione e visione: ciò che altri non hanno voglia di avere. Di aziende, di enti, di ambienti di lavoro ne ho conosciuti in 20 anni di attività professionale, e ovunque ho imparato a guardare al risultato, che è quello che alla fine conta. E oggi vale che questa testata giornalistica esiste, è seria e racconta la storia di Casamassima: di queste pagine resterà traccia nelle biblioteche. Di altri non so.

Nessuno mi ha mai regalato nulla e nemmeno un centesimo è arrivato nelle nostre casse di soldi pubblici e/o politici. Questo, per chi scrive, è motivo di orgoglio e di serenità d’animo.

Ora accada quel che accada.

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