Il cancro e lo specchio: una malattia e una condanna

mari-e-alessioNon è ancora uscito nelle librerie, ma ha già fatto parlare di sé, venerdì scorso al Macondo, il caffè letterario di Casamassima, la nuova fatica editoriale di Alessio Viola, ‘Ti strappo e ti getto in pasto ai cani’, appena edito da Caratteri mobili: “Torno sempre molto volentieri – ha esordito l’autore – e tornerò a dicembre. Questo posto è magico. Lo dico sempre, chi apre una libreria è un eroe”.

Un trattato sulla superbia, una continua altalena tra il bene delle lotte (per la giustizia e la parità dei diritti) e il male del benessere, un intimistico viaggio nei meandri della solitudine umana, una scrupolosa disamina sull’apparente soddisfazione per la vita sociale. Questo è solo un po’ di quello che il libro è in realtà. Perché ‘sbatte in prima pagina’ la miseria umana, l’infinito scivolare sulle paure, sul disastro emozionale di se stessi, per poi reggersi a malapena in piedi, bastonati dall’ironia di essersi presi una rivincita al contrario.

È l’estate del 2011, il quotidiano per cui Viola scrive, il Corriere del Mezzogiorno, pubblica a puntate un suo racconto: ha fatto dei controlli medici, è scampato anche quest’anno al male sconosciuto, e così, come Alberto Sordi ne ‘I vitelloni’, gli dedica l’ombrello. Scrive del suo funerale, il racconto piace e l’estate ‘adda passà’. Un anno dopo, allo stesso pit stop Viola sprofonda nell’incredulità della normalità della mortalità: l’esito è positivo. Ha un cancro alla prostata. “Laddove – sarà il ragionamento – si annida la baldanza di un uomo”.

E questo emerge chiaro nella seconda parte del libro. Che ora, nell’edizione Caratteri mobili, diventa il secondo funerale. Quello maturo dopo la malattia.

L’inverno dell’anima arriva durante la stagione fredda del 2012. Non c’è nulla che possa scaldare il cuore di un uomo in un momento di gelo. “È quello il momento – dice durante la presentazione al Macondo – in cui scopri che sei capace di dire la verità, che te ne fotti se quella tale rivista ha recensito il tuo libro, e smetti di incazzarti per lo scempio politico. Per me che ho sempre militato attivamente è un gran cambiamento”.

La sensazione è che il libro non si compia, che lasci – come nel solito stile di Viola – l’amaro in bocca. L’infinita altalena tra il vero e il falso, tra l’amore e il nichilismo. Persino quando organizza il suo funerale – scientificamente organizzato – e chiede alle sue ex di trovarsi per ricordarlo, resta sulla pelle del lettore l’immagine di un uomo che si odiava eppur si amava profondamente. Lui e il suo specchio. La lotta ‘coraggiosa’ contro la malattia dalla quale oggi si guarisce e la condanna di non confessarsi davvero. Nemmeno stavolta. Mette insieme la scelta della colonna sonora del suo funerale e la sdrammatizzazione dell’umiltà. Quel che resta del racconto, il film che ognuno di noi mette in onda ogni giorno. L’arte di mascherare.

Dal 25 novembre in libreria.

Marilena Rodi

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