L’Al Bano e Romina Power de’ noialtri.. come invecchiamo male..

albano_rominaParliamo di vintage per ora. Il Festival di Sanremo è giunto alla 65° edizione, una volta a 65 anni si era già in pensione, eppure il festival regge, anzi, nel suo sapore amarcord recupera grinta e attrattività. Segno che l’Italia invecchia male. Recupera il passato e non lo sa superare. Ma che senso ha restaurare il passato con spiccioli giovanili? Sorry, con tappeti stesi da giovani a favore dei vecchi? No, non ce l’ho con Al Bano e Romina Power, Toto Cotugno, Massimo Ranieri (che alla fine ha fatto un passo indietro). E non ce l’ho nemmeno con Raffaella Carrà, che pare uscita dalla sua migliore performance. Non ce l’ho con chi si è guadagnato il successo con la gavetta, anzi. Piuttosto metterei in risalto proprio questo dato. Finita l’epoca dei reality, dei giovani rampolli, di Uomini e donne e Principi azzurri, delle ospitate mediatiche a botta di solo-giovani in vetrina, ci facciamo scappare la lacrimuccia se vediamo il bacino sulla guancia della coppia italo-americana più famosa del tricolore. Per carità, la lacrimuccia. Il dato è uno e oggettivo, checché se ne voglia dire. Siamo un popolo di buontemponi, vogliamo la novità ma poi cerchiamo l’usato garantito, siamo a caccia di ruoli per i giovani ma non siamo capaci di rischiare, vogliamo la mamma-moglie rassicurante mentre ci intratteniamo con le compagnie ruspanti ed abituate a stare in pubblico, vogliamo denudare le nostre scuole pubbliche del crocifisso perché plurale è bello ma poi guai a chi tassa la chiesa (bottino elettorale che muove ‘ancora’ – e dopo l’avvento-Francesco papa di più – tanti voti) o a chi mette in discussione l’ora di religione. L’elenco non si esaurisce così. Temi all’italiana ve n’è a bizzeffe, basti pensare al bigottismo cosmico della nostra nazione che fa tanto la progressista mentre restaura le certezze democristiane.

Di pensieri, caro amico, ne ho fatti tanti in questi giorni. Dove sta andando la politica? C’è chi, ultimamente, ha tracciato uno scenario determinato dall’invasione della rete nel modo di fare politica giustificando le proprie azioni (inteso proprio come actiòne, da actus, cioè agire) e puntando sulla ragione di internet e facebook; c’è chi nella rete è nato e mi domando come farebbe senza. “È finita la politica della comunicazione, è nata la politica della rete”, ho sentito dire. E intanto mi si accapponava la pelle. Va bene tutto, pur di giustificare una mistificazione del proprio ruolo nella coscienza sociale.

Chi sarà, quindi, l’Al Bano e Romina Power della politica? Chi riuscirà a interpretare il bisogno cogente degli italiani che chiedono rassicurazioni post-stellate, post-cavalleresche e post-comuniste? Una crisi identitaria (“I bambini tornano a casa e dicono: ‘Mamma, non sono né maschio né femmina. Me l’hanno detto a scuola’”: da una testimonianza) che si proietta sulle generazioni future con la verga del finto progressismo. “La crisi porta progresso”, diceva Einstein; “Il progresso della tradizione”, aggiungo io. L’ondata di ritorno della destra sociale (giusto per citazionismo, ma non ci credo nemmeno io alla separazione moderna della destra dalla sinistra perché mancano i percorsi, le condivisioni, le esperienze delle ideologie dei tempi di Marx ed Hegel e Rousseau o Montesquieu) è il paradigma sul quale si sta ricostruendo il paese-Europa. Le invasioni barbariche a danno dell’Occidente, che portano proiettili e burqa, fomentano le paure dei ‘moderati’ e medi cittadini che non hanno tempo per ricostruire cause e virtù, e si accontentano di votare chi promette di debellare i mali come fossero malattie. Un tempo la chiesa s’inventò le crociate templari per rispondere agli assalti turchi.. Oggi, dopo un ‘tavolo per la pace’ promosso da Bergoglio e naufragato in un nuovo conflitto – e mentre scriviamo se ne prepara uno nuovo con attori Usa e Libia e Siria e Medioriente – che avremo coraggio di fare? Di cuor di leone – dopo Berlusconi – non se ne vedono..

E l’Italia resta un paese di spaghetti, mandolino, corna e pacche sulla spalla.

[Marilena Rodi del 14 febbraio]

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