Relazioni pericolose, ma chi se ne accorge?

editoriale_civettaLegalità, anticorruzione. Era il 1947 e in Sicilia un sindacalista comunista veniva ammazzato da Cosa nostra. Era il 1957 quando, invece, Leonardo Sciascia cominciava a parlare di mafia. La sua espressione più significativa sulle relazioni conniventi è divenuta una lapide a futura memoria. “I quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre”. ‘Il giorno della civetta’ è un’opera che ancora oggi corre sui banchi del quotidiano politico, traccia un solco nelle intelligenze oneste, opera sentimenti in coloro che – ancora – non hanno messo i piedi nel piatto, ma appartiene allo spettro di un quadro da ammirare in salotto per quelli che in quel quadro ci vivono.

Sciascia era partito da una morte sospetta, quella di un imprenditore edile. Stava salendo su un bus che doveva condurlo a Palermo. Le divise militari raccolgono solo i vaghi ricordi di gente distratta quando arrivano. Ci sarebbe pure un capitano dei carabinieri spiccatamente interessato a risolvere il caso, ma non ce la farà mai. In certi ambienti si usa promuovere per rimuovere.

La sensazione è che in questi giorni la costellazione criminale smantellata dei Di Cosola serva a legittimare un futuro meno impegnativo. Il 31 maggio si vota, vuoi mettere. E tra chi fa la corsa a dare in esclusiva nomi e residenze degli arrestati e chi a rendicontare nel dettaglio chi, cosa, quanto, quelli che si sono domandati del perché l’operazione sia occorsa adesso quanti sono? Imponevano l’acquisto di cemento di qualità scadente, ok. Controllavano il mercato delle slot machine e dei videopoker, ok. A proposito: ci si dovrebbe chiedere perché siano ancora ‘legali’. Erano gli imperatori dello spaccio di droga, ok. Sessanta arresti sparsi per la provincia di Bari. Ad avviare le indagini Francesca Romana Pirrelli (moglie di Gianrico Carofiglio, neo presidente della Fondazione Petruzzelli ed ex magistrato) e Federico Perrone Capano. A condurre l’operazione Pasquale Drago, capo della Direzione distrettuale antimafia. Il clan imponeva un contributo volontario di 100 euro al mese su ogni slot istallata in provincia, da Adelfia a Casamassima. Sorridi, sei su Candid camera. È accaduto di nuovo che la provincia – scelta per la tranquillità – sia tranquilla da controllare e per stabilire i giri d’affari. Chi se ne accorge? Tanto non parla anima viva. O sono impegnati nelle loro cose, oppure sono distratti, oppure sono pendolari, oppure se ne fottono. Oppure sanno e tacciono. La gente comune. Cosa vuoi che ne sappia o gliene importi? Gli altri sono i luogotenenti, i bracci (di colletti bianchi) armati nella corruzione trasversale. Quanti uomini? Quanti mezzi omini? E gli ominicchi?

Che ci sgoliamo a fare noi che scriviamo, raccontiamo, narriamo ai posteri la storia? Tanto pur che gliela racconti, alla gente, quella non sente. Non sa, non legge. Non s’informa.

Così, a ogni giro di boa di campagna elettorale, si perdono i fili delle relazioni, si dimenticano i fatti, si crede che ‘domani è un altro giorno’, si accettano inviti a cena, panini e coca-cola.. del resto, ‘adacampà’.

Marilena Rodi

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