Dalla Triplice alleanza alla Triplice intesa. Il fenomeno ‘volta-giacchetta’ e il revisionismo che affrancherebbe l’Italia

di Marilena Rodi

Se Giambattista Vico non fosse esistito, qualcuno comunque, dopo di lui avrebbe interpretato la teoria Giuseppe_Mazzinidel ciclo storico. Sono passati 100 anni, lunghi, deterioranti, appassionati, svilenti. Ma sono 100, accidenti. E mi pare di rivedere sugli schermi le stesse dinamiche storiche, seppur con abiti diversi. Un po’ un gattopardo che si traveste ma che sempre gattopardo è, sotto.

«“Con la Penny subrscription abbiamo raccolto fondi sufficienti per una campagna militare, ma per avere successo, essa deve essere accompagnata da un sollevamento popolare. Se il popolo non comprende che la libertà è la base per una vita migliore non raggiungeremo mai l’indipendenza”, disse Mazzini». Prendo questa citazione, tratta dal libro di Antonio Caradonio, ‘Petali di Rose’, e mi sembra il manifesto dei nostri giorni. Quelle parole, però, si riferiscono a metà Ottocento, periodo in cui una manciata di italiani preparava l’Unità geografica dello stato, ma che probabilmente sapeva non essere l’inizio di una nuova identità una e indivisibile. Lo stivale – ancora oggi – è frammentato e non trova comunione di obiettivi. Prendi la Lega. Matteo Salvini, segretario uscito da un regolare congresso, nel giro di pochi mesi è riuscito ad attrarre su di sé l’attenzione mediatica per quello che dice e di conseguenza quello degli elettori, che l’hanno premiato con il risultato delle urne. Salvini, concedetemelo, sta facendo ‘il lavoro sporco’ per il governo. Impensabile per la Lega tornare al 14% dei consensi dopo gli scandali del cerchio magico di Bossi. Impossibile, eppure è accaduto. Complice forse una linea di governo troppo remissiva nei confronti dell’Unione europea. La questione immigrazione non è un fenomeno isolato del 2015, ovviamente, ma guarda caso sta debilitando l’immagine del primo ministro. Fa senso: Renzi s’imbriglia su un argomento caro alla sinistra? Brivido. La mente corre al 2011, quando Berlusconi s’imbrigliò (diciamo) sull’euro e sullo spread. Argomento finanza caro alla destra. Ma allora come oggi emergerebbe una regia comune. Questa è la sensazione. Una regia che stimolerebbe fenomeni sociali.

Continuo. «“Occorre però una strategia diversa nel condurre le azioni di lotta”, disse Francesco Crispi, “i singoli tentativi non hanno portato a risultati concreti, anzi, spesso il bagno di sangue determinato da atti di singoli o dalle bombe degli anarchici ha più spesso rappresentato un freno al raggiungimento dell’obiettivo dell’unificazione”». Capito?

Il testo di Caradonio è una miniera. «“C’è un filo rosso che unisce tutte le sconfitte dei moti indipendentisti”, disse lo storico Thomas Carlyle, molto amico di Mazzini”».

Leggi qui: «Gli elementi che avrebbero spinto la popolazione a combattere contro i Borboni non erano più solo principi e ideali come la libertà, la patria, la fratellanza, ma la promessa di condizioni di vita migliori, dell’istruzione obbligatoria per tutti, dell’eliminazione della piaga della fame di cibo e di acqua, di migliori condizioni igieniche, di migliori condizioni di salute, di scambi commerciali senza più dogane e tasse fra comuni vicini. Sol un’Italia unita avrebbe potuto offrire tutto questo”». Unità d’Italia allora, unità degli Stati d’Europa oggi. Forse. Fa impressione, poi, scoprire che fu il diario segreto di una donna, l’unica a partecipare alla Spedizione dei Mille, a cambiare le sorti delle alleanze europee. Fu quel diario a portare l’Italia dalla Triplice alleanza (con Austria e Prussia, quindi Germania) alla Triplice intesa (con Inghilterra, Francia e Russia), sotto gli occhi critici degli americani (vicende storiche seppellite che ci avrebbero evitato di divenire ridicoli agli occhi del mondo).

[pubblicato il 26 giugno 2015]

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