Protezione delle fonti dei giornalisti blindata da Strasburgo

Arriva dalla Corte europea dei diritti dell’uomo un chiaro monito agli Stati: la libertà di stampa va salvaguardata in modo effettivo e, quindi, sono incompatibili con l’articolo 10 della Convenzione dei diritti dell’uomo, che assicura il diritto alla libertà di espressione, misure come le perquisizioni nelle redazioni dei giornali e il sequestro di materiale cartaceo e informatico, disposte dall’autorità giudiziaria e funzionali a individuare la fonte che ha svelato al giornalista fatti scottanti. E questo anche quando è certo che le notizie arrivano al giornalista da documenti classificati come confidenziali che non possono essere diffusi. Comportamenti diversi, che portano a perquisizioni a strascico nelle redazioni, conducono inevitabilmente a una condanna dello Stato a Strasburgo e questo con danni per l’immagine del Paese, classificato come uno Stato non in grado di garantire la libertà di stampa e per le casse del Paese, costretto a versare un indennizzo al giornalista oggetto delle misure che compromettono la libertà di stampa. Va poi ricordato che le sentenze della Corte europea, a prescindere dallo Stato che ne è il destinatario, hanno, di fatto, una portata generale perché servono a interpretare le norme della Convenzione, che è uno strumento vivente. Con la conseguenza che se i giudici nazionali ignorano l’articolo 10 nella lettura che ne dà la Corte europea è certa la successiva condanna a Strasburgo.

(da Marina Castellaneta)

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